Il Lavoro
Sono 500 / 600 mila i "posti di lavoro" vacanti. Lo si ripete da almeno 25 anni con l'idea che sarebbero "posti" pronti per essere facilmente occupati da disoccupati e (ora) ex percettori del reddito di cittadinanza.
Eppure il fatto che questo incrocio "meccanico" non si realizzi potrebbe aiutare a capire che le dinamiche del mercato del lavoro sono ben più complesse delle rappresentazioni giornalistiche e degli slogan della politica.
Se domanda e offerta di lavoro non si incrociano non è (solo) per carenza di informazioni, piattaforme informatiche, intermediari. Non è questione di "posti" da occupare ma di professionalità che mancano e non si costruiscono in pochi mesi / anni e anche di remunerazioni non adeguate all'impegno richiesto agli aspiranti candidati.
Rilanciare i centri per l'impiego o fissare una tariffa salariale per legge non sono dunque la soluzione del problema che richiede invece di ripensare profondamente, da parte degli attori dei sistemi di relazioni industriali più che dell'attore pubblico, le dinamiche dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Tutto vero. Aggiungerei però che c’è anche un problema di cultura. Il lavoro è anche dignità, inserimento sociale e necessario sacrificio, concetti questi che si sono perduti o ai quali in troppi non danno più valore alcuno. "Fare corsi" ... una soluzione davvero originale e mai sentita per compensare, come si dice tecnicamente, la domanda e l'offerta di lavoro ... Lo diciamo da 30 anni, perché non funziona più?
"Il #redditodicittadinanza non ha funzionato perché non ha inserito nel mercato del lavoro chi era disoccupato. Alla fine si è rivelato il più colossale provvedimento clientelare della storia repubblicana" Dice Andrea Cangini è a perfettamente ragione. Ed infine; a ogni passo avanti della legge delega di riforma del sistema fiscale, gli esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle fanno a gara nell’accusare l’attuale governo e maggioranza di fare regali agli evasori fiscali.
Punti di vista legittimi, ma andrebbe ricordato che quegli stessi esponenti erano governo e maggioranza quando, nel volgere di pochi mesi tra la fine del 2019 e maggio 2020, prima si inventarono il bonus facciate al 90% senza tetti massimi di spesa agevolata e poi lo resero pure monetizzabile senza prevedere alcun tipo di controllo preventivo anche minimo.
I regali agli evasori fiscali da parte di questo governo e questa maggioranza sono ancora tutti da verificare, i regali ai truffatori fiscali di quel governo è quella maggioranza sono invece già stati verificati per oltre 6 miliardi di euro.
Un po’ di sobrietà, prima di stracciarsi le vesti, non guasterebbe.
Eppure se guardiamo al passato "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Ciò non toglie che se una misura è criticabile, si critica.
Il problema è questo andare avanti a colpi di accuse e ripicche. Manca completamente serietà e voglia di fare del bene per il Paese. Non ne faccio un problema di colore politico. La qualità al momento è ben al di sotto della media che servirebbe.
Aver esteso la cessione al bonus facciate è stato un errore così grande del legislatore che qualche volte mi chiedo se non sia stato voluto. Dalla pubblicazione dell'ultimo provvedimento attuativo del Decreto Rilancio (i due decreti MiSE arrivati in Gazzetta a ottobre 2020) c'è voluto oltre un anno per arrivare al Decreto Legge n. 157/2021. Davvero troppo considerato che gli addetti ai lavori avevano segnalato questo bug molto prima.
Se poi vogliamo spaccare il capello, benché gli altri bonus abbiano avuto tutti dei limiti di spesa, nessuno prevedeva la congruità dei costi arrivata solo con il superbonus.
Però ripeto, basta puntare il dito. E' arrivato il momento di sedere tutti attorno ad un tavolo per fare il bene del Paese.

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