Green..............la Sfida.

 

La vera sfida green? È ripensare la produzione, non sostituire i materiali.

- Evitare del tutto il ricorso ad imballaggi  monouso, dovrebbe essere il percorso da intraprendere per aziende e governi. Invece, ancora oggi, si preferisce prendere la via più facile, ovvero quello di mantenere intatto il modo di impacchettare i prodotti, la domanda è: per quale motivo? Bisogna pensare di attivare una seria discussione su questo quesito. Diciamolo chiaramente: per la maggior parte delle imprese sostituire il materiale dei loro imballaggi è meglio che ridurli, perché permette loro di non ripensare radicalmente il prodotto e il suo packaging, mentre invece una diversa modalità di somministrare il prodotto potrebbe evitare del tutto il ricorso a imballaggi monouso. Così, quando le aziende, pressate dall’attenzione dell’opinione pubblica e a volte da nuove norme, si trovano a dover mettere mano al packaging, la via più facile è indubbiamente quella di cambiare materiale mantenendo intatto il modo di impacchettare i prodotti, e quindi il modello di business e i relativi processi produttivi. Per avere una posizione ecologica bisogna cominciare a pensare seriamente al modo di impacchettare, usare prodotti meno inquinante avremmo fatto un grosso passo verso la parola green non solo a parole ma anche con i fatti. Concentrarsi solamente sul cambio di materiale (in genere dalla plastica alle bioplastiche o altri materiali, tra cui quelli a base cartacea) significa poter mantenere i processi produttivi e la rete di commercializzazione esistenti, senza potenziali aggravi economici derivanti da ripensamenti più radicali. Si preferisce dunque limitarsi a sostituire solamente il materiale, cosa che a grandi linee comporta un aggravio di costi stimati attorno al 25-30%. Questa scelta, però, quasi mai è accompagnata da una seria valutazione dei benefici effettivi per l’ambiente in termini di analisi del ciclo di vita (Lca). Quasi mai ci si chiede se, applicato a quella specifica realtà e a quello specifico prodotto, il nuovo packaging inquini di più o di meno rispetto a quello vecchio: ciò che conta è che appaia green agli occhi del consumatore, quindi in linea di massima che non sia di plastica.
- Nella ricerca, studio, fatto da Conai sulla scelta di come impacchettare i nostri prodotti, sul materiale, ci fa capire tantissime cose in Italia ma anche all’estero, questo deve essere un fattore primario per fare una scelta del genere, lo stato deve essere conscio che bisogna cambiare metodo, la transizione ecologica passa da questi punti, avere una visone diversa cominciando dai pacchi che si imballano diventa una scelta determinate sia per l’ecologia che per i prodotti stessi che l’imballo contiene, altro discorso che affronteremo è di cosa è costituito come materiale il prodotto. Costruire una reale alternativa

La convenienza e le comodità di uno stile di consumo usa e getta hanno conquistato le nostre società più benestanti al punto che solamente ora (e soprattutto per via della plastica) si comincia a capire quali siano le conseguenze ambientali di questa opzione, tra rifiuti generati e risorse (che non sono infinite) sprecate ogni giorno.Bene dunque affrontare gli effetti collaterali di una cattiva gestione della plastica usa e getta, ma è importante non perdere la visione d’insieme sugli impatti che il consumo di risorse ha sull’ambiente e sulla crisi climatica. Dobbiamo insomma evitare l’errore di risolvere il problema dell’inquinamento da plastica finendo per spostare l’impatto su altre risorse. I progressi sono ancora timidi, ci sono aziende e governi che adottano il ritorno di un contenuto solido, altri abbandonano l’idea, altri usano materiale biodegradabile, insomma ci sono diverse soluzioni ma su questo lo studio deve portarci innovazione, compito della politica affrontare questo tema se si vuole pensare di additare un metodo futuro di riduzione dei materiali inquinanti o altamente inquinanti, le teorie si possono avere di tante cose, ma la soluzione deve essere imminente.





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