Contrastare il consumo del suolo!
La rigenerazione urbana crea spazi per l’agricoltura. Oltre ad essere il titolo della riflessione odierna porte in risalto la realtà dei fatti, su questa frase dobbiamo poeti sia domande sia l’alternativa per compiere il salto di qualità nella transizione ecologica, da qui parte tutto, RIDISEGNARE, RIGENERAZIONE, due parole fondamentali, non comuni purtroppo, basta andare in giro è farsi una idea delle vere condizioni delle nostre città, non faccio il demagogo, ovviamente non tutte ci sono delle eccellenze, altre sono nella conversione, ma ci sono tante, ma tenete, ancora da fargli capire cosa, come, quando. La produzione e il consumo alimentare dipendono, innanzitutto, la disponibilità di terreno agricolo: no soli, no food verrebbe da dire. Per questo è fondamentale contrastare il consumo del suolo: in Italia, infatti, si consuma, per edilizia e infrastrutture, il 7% di suolo naturale e agricolo all’anno. Un dato impressionante, scorporando sono circa 7mq al secondo, il doppio delle medie europee, direi vergognoso, come possiamo pensare di fare la transizione ecologica solo con queste cifre, ma sopratutto non tenendo conto di queste cifre le altre in opera come sono? Come vengono costruite? Che materiali si adoperano? Quanti spazi verdi ci sono? Quanti terreni adibiti all’agricoltura ci sono? Quanti di essa sono in regola con le normative vigenti? Quanto suolo immaginate di consumare? Insomma come si vede c’è tanto da fare. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, la cui tutela è necessaria proprio per avere fonte di cibo, aggiungo non solo, per l’uomo ed evitare disastri idrogeologici che in questi anni, purtroppo ne abbiamo avuti tanti. Ci sono tante associazioni, non solo, anche ricercatori, progettisti, che vogliono portare la campagna in città, iniziativa lodevole, fantastica, aumenterebbe la sensata realizzazione della transizione ecologica tanto voluta, tante sono le idee come quelle delle vecchie aree dismesse industriali, una volta liberate, e bonificate, questa parola fa paura alle regioni e comuni, passa anche per una nuova destinazione d’uso quindi a spazi verdi e a un’agricoltura di qualità, alcuni dicono di filiera corta, con metodi di produzione sostenibile ( biologico, lotta antiparassitaria integrata, fitoterapia ) integrando tradizione e innovazione tecnologica. Ad esempio, nel mio territorio, maggiormente nel verde, sono aumentati la produzione di miele 🍯 e di polline, insomma alveari ma sopratutto parliamo di api 🐝 i produttori cercano terreni per la loro produzioni immerso nel verde delle montagne, un autentico e meraviglioso miele naturale, questo procedimento si può ottenere in città nelle aree verdi con la sensibilizzazione del caso, sarebbe un progetto fantastico. In queste città che mettono in evidenza le loro difficoltà di autosufficienza alimentare, hanno messo alla prova due modelli: l’agricoltura verticale e orizzontale la prima nelle fabbriche oppure coltivazione idroponiche, la seconda con sperimentazioni di agro-housing e urban-farming una sorta combinazione con la tecnologia con processi innovativi ad esempio coperture verdi di ex fabbriche, ora coltivate ad orto. Ottima scelta idea ma sopratutto benefici nei confronti dell’edificio, dell’ambiente e dell’uomo, riduzioni dei consumi energetici, e dell’effetto isola di calore, diminuzione dell’inquinamento acustico, controllo dell’acqua piovana, cibo a km 0, riciclo del rifiuto, creando anche socialità e scambio. Insomma questo procedimento è ancora in via di ampliamento, ma la strada è quella giusta la vera interpretazione della transizione ecologica cittadina, non possedendo campagne possiamo sviluppare questi modelli, ripeto sono ancora pochi quelli che intraprendono questa scelta ma bisogna perseguirla in maniera costante sensibilizzarla tra i giovani creando imprenditoria giovanile sviluppando l’agricoltura e tanto altro questa è politica alternativa.

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