Ilva la storia infinita.........
-Quanto costa il sogno dell’acciaio verde. 400 milioni, ed è solo l’inizio, l’ingresso dello stato è sufficiente solo a evitare il fallimento, e con Mittal è subito scontro, ma la riconversione è sempre più urgente, non solo per l’impatto ambientale o quant’altro, ma sopratutto per mantenere i posti di lavoro. Di sicuro, in questa vicenda, c’è solo che Roma ha pagato. A poco più di 25 anni di distanza dalla privatizzazione del 1995, lo stato torna azionista di Ilva, non voglio aprire un capitolo dolente stelle privatizzazioni, che in Italia sono state sia controllate male che buttate in pasto alla mafia, il futuro, però, è più che mai immerso nella nebbia dell’incertezza anche in mano al governo, infatti, non è chiaro quale sarà la torta per rilanciare l’acciaieria di Taranto, un asset strategico che negli ultimi anni ha perso per strada quote di mercato e ormai viaggia col motore al minimo e oltre metà degli ottomila dipendenti in cassa integrazione. Intanto però la holding publica Invitalia con, manco a dirlo, l’ex commissario straordinario Arcuri, ha già sborsato 400 milioni per mettersi in società con Arcelor Mittal, la multinazionale che dal 2018 ha perso la gestione, con pessimi risultati, l’impianto pugliese finito in amministrazione straordinaria. Annunci, proclami, soluzioni fantastiche, dichiarazioni, spot pubblicitari, questi sono le gesta della politica, insomma un nulla di fatto, siamo alle solite bisogna trovare investitori, personalmente, è non mi dilungo troppo sul discorso, questo mi sa tanto di situazione già vista e rivista guardare come esempio Alitalia per verificare lo stato di salute sia di una trattativa o transizione di una operazione nata e finita malissimo. I dipendenti sono la parte lesa di questa inaudita situazione, padri di famiglia, giovani, donne e uomini che hanno messo l’anima pere entrare nell’Ilva si sono visti togliere la vita lavorativa per una gestione scellerata, magari con i dovuti accorgimenti, proposte, l’invito di ricercatori, i genieri di spessore si poteva vanificare questa situazione industriale, di certo non sono stati fatti, da parte del governo, mosse per trovare una soluzione reale, efficace, concreta. I privati, addirittura, chiedevano che l’azionista di stato firmasse il bilancio 2020, oltre ad essere irricevibile come richiesta la trovo assurda in termini di intelligenza, visto che l’anno scorso l’impianto è stato gestito dalla multinazionale controllata dalla famiglia Mittal, il governo, come sempre accade in casi come questi, vuole tenersi le mani libere per valutare l’attività finora svolta e, se necessario, avviare azioni di responsabilità nei confronti o della passata gestione, aggiungo lo stato si muove sempre troppo tardi e con molta calma, niente da fare quindi, il varo della nuova società è rinviato a data da destinarsi. L’ennesimo rinvio di una storia infinita che si trascina dal 2013 quando a Taranto esplose la crisi ambientale.
- Non so cosa succederà, ma qualsiasi cosa succeda facciamolo in fretta per le persone che sono dopereste economicamente e moralmente, ma facciamolo con le dovute proporzioni di impatto ambientale, ma muoviamoci in fretta senza avere una esitazione, non provochiamo ulteriori danni che oltre ad peggiorare la situazione, creerebbe problemi al sistema sociale.
Negli ultimi giorni si è fatta sempre più palese, dopo che anche noi lo abbiamo sostenuto fin dall’inizio di questa vicenda, che dietro la fuga di Mittal da Taranto ci siano motivi esclusivamente industriali, e che lo scudo legale non c’entra nulla. Oggi con un pezzo dettagliatissimo, Luca Pagni e Luca Piana ricostruiscono su Repubblica l’intera vicenda, andando a sottolineare le falle che erano già presenti nell’accordo iniziale che portò Mittal ad aggiudicarsi l’ex Ilva. Carlo Mapelli, professore di Iron-making & Steelmaking al Politecnico di Milano, conosce l’Ilva molto da vicino, e ha spiegato a Repubblica che nel piano industriale di Arcelor c’erano già diverse criticità: “Venne prevista, ad esempio, una scansione tra lo spegnimento degli altoforni e la loro riaccensione che non prevedeva il rifacimento del numero 2, che dal punto di vista tecnico aveva una vita utile residua molto breve, al massimo a fine 2018”.
- Un estratto giornalistico per far capire la situazione di queste momento, stiamo ancora capendo le vere intenzioni, invece di intervenire. Le criticità si combattono che i giusti strumenti, invece stiamo ancora nel periodo di studio che durerà ancora noni senza, magari, avere risposte se non risultati.
Poveri dipendenti, la mia totale solidarietà. 🙏

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