MADE IN ITALY ( la giostra dei numeri)

 -L’economia reale nella sua quotidianità.

Una manifattura trainata dalle Pmi, dagli anni novanta del secolo scorso a oggi è avvenuto un forte mutamento del tessuto produttivo italiano, ora basato su aziende con una media di 3,7 addetti, il nostro sistema industriale italiano è composto in prevalenza da piccole e medie imprese. Non è sempre stata o così. Il grande mutamento avvenuto, con la crisi delle grandi imprese publica di matrice IRI e con la ritirata della grande impresa delle famiglie private del novecento storico, ha modificato radicalmente la filosofia del nostro tessuto produttivo. E ci ha dato l’attuale sistema, basato sulle Pmi. Secondo l’ultimo report “struttura e competitività delle imprese” dell’Istat le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato sono 4,5 milioni e occupano 16,8 milioni di addetti la dimensione media è 3,7 addetti circa si legge nel report anche che le imprese italiane realizzano un valore aggiunto di circa 680 miliardi di euro, il valore aggiunto per addetto ammonta a 42.800 euro il costo del lavoro per dipendente a 34.900 euro la retribuzione lorda per dipendente a 25.100 euro mentre la quota dei profitti lordi sul valora aggiunto risultato pari al 25,4% le microimprese secondo la definizione istat quello con meno di 10 addetti sono circa 4,1 milioni e pesano per il 95,3% delle imprese attive, il 47,4% degli addetti, e il 30,6% del valore aggiunto realizzato. Tra le microimprese nell’analisi dell’Istat quelle con meno di un addetto sono più di 2,5 milioni e contribuiscono per circa un terzo al valore aggiunto di questo segmento di imprese. Le PMI quelle con 10-249 addetti, impiegano il 39,9% degli addetti e ad esse è riferibile il 38,4% al valore aggiunto, mentre nelle grandi imprese, almeno 250 addetti, si trovano il 19,7% degli occupati e il 31,0% del valore aggiunto, sotto il profilo quantitativo i servizi di mercato con il 77,2% di imprese, il 65,4% di addetti e il 57,2% di valore aggiunto, sono il più importante settore economico del paese. Tutti sostengono che l’Italia è la seconda manifatturiera europea, dopo la Germania, l’industria in senso stretto rappresenta il 10% delle imprese, il 25,5 degli addetti e il 35,6% del valore aggiunto, nella nostra economia ha una importanza rilevante maggiore rispetto a quella delle altre economie europee, l’edilizia. Nelle costruzioni si concentrano il 12,8% delle imprese, il 9,1% degli addetti, e il 7,2% del valore aggiunto, sotto il profilo strategico, il tema essenziale è il collegamento con i mercati globali, sempre stando all’istat, nel settore manifatturiero le imprese esportatrici realizzano l’81,7% del valore aggiunto e hanno produttività nominale del lavoro, circa 65mila euro, retribuzione per dipendente circa 31.800 euro, e margini di profitto lordo del 31,8% superiori a quelli medi manifatturieri. 

Il sistema industriale dell’Italia è asimmetrico il nord si deve il 62,8% del valore aggiunto, al centro il 20,6% al mezzogiorno appena il 16,6% da questo dato significativo si deve ripartire per una ripartizione più giusta. I distretti truccati da grandi imprese, il territorio è stato l’elemento fondante dei cluster: piccole aziende omogenee per produzione e intimamente legate tra di loro, capaci di produzioni su vasta scala come multinazionali, il modello resta solido e con buone prospettive, ma sopravviveranno alla selezione solo le imprese capaci di adattarsi alla rivoluzione di industriale, vedi Industria 4.0, ma anche la forza di reinventare la produzione in questa emergenza sanitaria. Oltre 6 milioni di imprese in fila, la filiera è l’insieme delle lavorazioni, in successione, per trasformare le materie prime in prodotto finito, in Italia sono attive 16 filiere industriali, le filiere distrettuali vedono una o più aziende preparare prezzi e materiali per un committente più grande che costruisce il prodotto finito. 

-In questa giostra di numeri, percentuali, confronti, vive l’industria italiana, vive l’occupazione ed il valore, ma mi viene da dire che la loro sopravvivenza passa delle rivoluzioni industriali che le epoche ti conducono a fare per il mantenimento della competitività, ma anche il saper reinventarsi il prodotto in termini alternative ma anche e sopratutto ecologico. 

Questo è il MADE IN ITALY OGGI!!!!!


 

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