1°Maggio 🇮🇹
-Innanzitutto buona festa, buon 1° Maggio a tutti i lavoratori, una festa che viene vissuta in maniera molto triste, come d’altronde le altre feste passate, per via di quest’asso dannata pandemia, oltre a mettere in pericolo la nostra vita, ci priva di quelle feste che la parola d’ordine era condivisione, inclusione, un momento spensierato ma nel ricordo di tanti lavoratori che hanno perso la vita nel posto dove si trovavano tutti i giorni, IL LAVORO. Un primo maggio, che ci ricorda non solo la storia, ma anche il momento storico che stiamo passando, la pandemia in questo i preciso istante, giorno, ha bruciato 900 mila posti di lavoro, la ripresa si allontana a marzo l’occupazione cresce solo dello 0,2% la pandemia ha cancellato una marea di posti di lavoro per motivi di poca produzione, ma anche di poca economia, il Pil del primo trimestre arretra dello 0,4%. Confindustria insiste sull’estate per dare un segnale di ripartenza significativo, insomma questa situazione è la fotografia del 1°Maggio ahimè non me ne volete ma questa e la realtà dei fatti, purtroppo non c’è niente da festeggiare ma da rimboccarci le maniche per avere uno spiraglio di luce in questa guerra invisibile. Iniziamo ad evidenziare i numeri, i dati ci permettono di capire la vastità della situazione, ma ci permetterà di studiare il rimedio opportuno, +35% alla ricerca, significa che sono le persone in cerca di lavoro sono salite su questa percentuale in un anno, -254 mila l’ulteriore calo di occupanti tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, un dato che ci inquadra benissimo il momento, per lo più ci sono testimonianze di operarmi che ti fanno capire il loro disagio, a loro va tutta la mia solidarietà, sentire “Vent’anni fa entravo in fabbrica, oggi vivo solo grazie alla cassa integrazione” una autentica sconfitta della classe dirigente passata, privare di un lavoro un cittadino oppure metterlo in condizione di accettare il sostegno significa privarli della propria dignità lavorativa, l’uomo e la donna sono stati creati per dare e creare profitto per vivere, senza lavoro andiamo a sbattere nella depressione nella psiche umana che si rivolgerà all’autodistruzione di se stesso, ancora sentire “Sono disposto a trasferirmi ovunque ma cercano solo interinali” conferma solo ciò che dicevo prima, aggiungendo che alcune cause della perdita di lavoro sono anche i procedimenti le assunzioni pilotate, ma anche troppa gente a cantare, per usare un eufemismo. Lottare. Per la dignità lavorativa, significa lottare per i propri figli per farli mangiare e crearli un futuro agevole, positivo, ci sono persone che sono state licenziate all’improvviso senza preavviso, ora non dorme più, pensando al suicidio per non avere quel senso di nullità che si viene a creare intorno alla famiglia. L’impiego, purtroppo, è scomparso per chi era già fragile, il governo dovrà, è lo deve fare assolutamente, assicurare che le risorse del recovery fund favoriscono donne e uomini, giovani e migranti, queste sono le categorie più colpite dalla pandemia, lo deve fare sopratutto per il semplice fatto che questa giornata è simbolo del lavoro inteso come vita. Ci saranno nuove sfide da compiere, come quella dei diritti digitali sfide che nascono dall’avvento delle nuove tecnologie oramai indiscutibili protagoniste nei settori più diversi dell’economia, con sistemi di produzione, tipologie di consumi e bisogni dei lavoratori che rispondono ad esigenze inesistenti fino a pochi anni fa. Se oggi è l’intelligenza artificiale che mette in connessione fra loro i robot, significa che l’idea stessa de lavoro deve essere ripensata è lo dico senza condizioni di causa, ci vuole un rimodulazione del mondo lavorativo, e bello pensare che in questo giorno l’uomo ed le sue braccia devono essere protagonista del futuro e non sostituirlo, ma convivere con la sana tecnologia ed evolversi di conseguenza entrambe. Il maestro Ezio Bosso ci diceva “La vita non è peccato e il dolore non serve a renderci migliori” è con queste parole dovrebbe far capire il senso della vita quotidiana di un cittadino. D’altronde molti giornalisti, narratori espongono le loro idee che fa cosi: “ Quando l’arte italiana fu salvata dalla follia della guerra” sostenendo che questa pandemia che oggi 1°Maggio ci attanaglia facendoci perdere il senso della ragione, paragonata ad una guerra di un nemico invisibile, avendo noi italiani tanta follia, magari ci vediamo fuori dal tunnel, scrivendo e interpretando la ripresa economica di questo fantastico paese chiamato ITALIA 🇮🇹.
-Dire o nono dire? E se il detto scatena reazioni violente? Beh questo mio sostanziale opinione o per lo meno riflessione sul primo maggio può causare commentari violenti oppure una sana discussione di ciò che descrivo in questo giorno, non di festa, può essere noioso, o magari dire “guarda tu questo invece di stare li a festeggiare con una sana mangiata e un bicchiere di vino in mano, cantando bella ciao, sta li a farci i conti e la morale” questa situazione ci mette nella condizione di esprimerci, non solo in questa situazione l’opinione e sempre libera e franca, di dover spiegare, giustificare? Sono gli effetti di molti vantaggi ai quali la vita da “sempreconnessi” ci espone ogni giorno, prendendoci critiche ma anche insulti, ma spesso e volentieri poniamo discussioni condivisibili o meno, rispettabili oppure no, ma come sostengo io basti che se ne parli volentieri.

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