Da Grillo a Fedez quando parliamo di spettacolari politici!!!!!!!
Politica e spettacolo, politica e rappresentazione, politica e comunicazione, vanno insieme da sempre. Legati in un rapporto in cui emergono due ruoli. Uno è quello della politica che dà spettacolo, che comunica, esibisce e incrementa il proprio potere. I monumenti, che ricordano e che ammoniscono dalle piramidi alle regge barocche ai palazzi granitici del totalitarismo, e oltre sono appunto questo. L’altro ruolo consiste nel fatto che lo spettacolo e la comunicazione a volte fanno propaganda per il potere, ma altre volte, non senza rischi, fanno politica, criticando e mostrando che un mondo diverso è pensabile e dicibile. Sia lo spettacolo che la politica si fondo non e si confondono con un effetto totalizzante. Sembra che tutta la realtà si smaterializzi, e divenga rappresentazione, narrazione. Tutto questo esiste per apparizione di un personaggio, o meglio, che per esistere si debba apparire, essere un personaggio, che con un gesto, un simbolo, un discorso a favore o contro rispetto alla situazione attuale come discorso, prende il posto dell’azione, siano essi stessi l’azione, che il segno o la performance, siano la struttura primaria del reale. La politica non deve essere unico spettacolo ma deve avere la realtà nella sua quantità, il politico si sforzi ad essere obbiettivi, ma sopratutto lungimirante in questo periodo dove la politica decisionale non deve partire da un parco oppure su social network, ciò non toglie che la libertà di dire ciò che si vuole deve avere la sua ragione d’esistere, ma le devono spiegare nelle sedi opportune il parlamento, non ci vogliono i Fedez o i Grillo di turno per mandare in tilt tutta la discussione mandandola in “caciara” ma rispettando i ruoli e i luoghi di discussione, lo spettacolo può aiutare ma può avere conflitto, spaccature, negativismi eterogenei fra le civiltà. C’è una differenza nella riconoscibilità e nella responsabilità dei protagonisti: l’uomo di spettacolo risponde, giustamente, solo a se stesso; dopo tutto, nonostante la funzione politica della sua rappresentazione, resta un privato che parla a una moltitudine di spettatori. Per carità la sua efficacia è enorme, il suo eco è enorme, ma emoziona, effimera, contingente. Dall’uomo politico, invece, ci si attenderebbe una rappresentanza durevole, una coerente capacità di produrre forme e azioni, nella dimensione publica della cittadinanza. Ma sopratutto c’è un limite oggettivo a questa convergenza: lo spettacolo e la politica non coincidono del tutto. IL REALE non è SPETTACOLARE.
- sicuramente abbiamo bisogno di libertà di pensiero anche critico avvolte, ma oggettivamente reale, la politica il compito di ascoltare, diramare il suo pensiero, ma sopratutto di decidere sull’argomento in maniera limpida e veloce, basta diversivi, disturbi vari, non si può aspettare il personaggio che scoppia o dice la sua peer poi avere tutt’altro tipo di problema in aggiunta. Detto questo personalmente penso che Fedez abbia fatto bene nel dire la propria opinione, magari è quella di tutti, ma la politica il compito di mediare, sviluppare la decisione.
- mettiamo mano anche alò servizio pubblico radiotelevisivo RAI perché cose del genere non devono mai accadere.

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