Riflessioni post elettorali
Il paese cambia e la destra non lo sa; non è un titolo ma nemmeno uno slogan, quello che la destra non sa diventa essenziale per capire il momento storico di cui facciamo fatica a capire. È come se la lunga battaglia con la pandemia e i suoi effetti fisici,morali, economici, di relazione, ci avesse vaccinati anche dal punto di vista sociale e oggi, arrivato fin qui, il paese chiedesse di non essere più interpretato secondo le categorie primitive della rabbia, dell’egoismo, e della paura, perché esiste un altro destino per l’Italia. Con il voto le città decretano, infatti, l’inizio della fine della stagione populista. Le elezioni sono un esercizio democratico che raffigura ciò che hai seminato nelle annate, un banale paragone si può fare con le annate di successo del vino, il buon vino va assaggiato degustato per dare parere favorevoli, cosi la politica, alzare continuamente la temperatura negoziale, soffiare su ogni fuoco 🔥, trasformare ogni nodo in conflitto, spargere la falsa credenza dell’esproprio di verità delle élite, disancorare l’Italia dal suo mondo di riferimento per portarla dentro una geografia immaginaria, pericolosa, e una storia avventurosa, comporta un prezzo troppo alto in termini di tenuta del sistema, di logoramento delle istituzioni, di prospettiva e alla fine addirittura di sicurezza. Il prezzo da pagare è la stessa di consenso che solo il cittadino, mediante il suffragio, universale può fare, i 5 stelle la lega lo hanno provato nelle ultime elezioni, lasciando perdere i ballottaggi, che avverandosi la prossima settimana, il risultato delle urne emette un dato inconfutabile, indiscutibile, che il vento populista sta finendo, si sta sgrettolando, il trasformismo lascia il posto allo status democratico, lo statista crea le basi di una politica serie ed efficace, Draghi è l’artefice, l’esecutore, ma anche l’unico vincitore di questa tornata elettorale che sancisce la sua scesa nelle istituzioni politiche, aldilà delle riflessioni la vera rivoluzione è la figura statista di Draghi, poche chiacchiere, tanti fatti, una figura di spessore che dopo la scomparsa dalla scena di Angela Merchel diventa essenziale il suo biglietto da visita internazionale.
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