Libia 🇱🇾

 Dalla guerra civile alle elezioni, conto alla rovescia in Libia. La Libia è il nostro vicino di casa a sud. Oltre il mare: la stabilità nel paese è per noi un fattore di grande importanza. Sono passati dieci anni, la questione libica diventa sempre più importante, dieci anni da quando in Libia il colonnello Muhammar Gheddafi è stato ucciso dalle bande di ribelli che gli davano la caccia, con la collaborazione volenterosa degli a aerei americani e francesi, e il paese è ancora in cerca di un suo futuro, la speranza molto forte di allora, l’idea che senza l’ex dittatore la Libia sarebbe diventata un posto migliore, oggi strappa una risata amare, nonostante tutti gli aiuti dei paesi europei, ma anche degli aiuti umanitari con l’esercito in missioni di pace e salvaguardia del territorio e civiltà. Insomma le cose non sono andate per niente bene. Tra il 2011 e oggi abbiamo visto di tutto, una grande scissione in due del paese e anche un’intestazione dello stato islamico, ricordiamo sempre che l’ISIS si infiltra dove la situazione sono sempre più precarie, dove le condizioni le condizioni di vita sono disperate, quindi proviamo a fare il punto della situazione perché tra poco ci potrebbe essere una svolta decisiva: forse la pace in Libia in questo momento si regge su una grande teoria, la teoria sostiene che il giorno della vigilia di Natale ci saranno elezioni generali su tutto il territorio, che il voto filerà liscio, e che le due parti nelle quali il paese è spaccato, la metà ovest e la metà est, ovvero la Tripolitania e la Cirenaica, e che per anni si sono fatte la guerra accettando il risultato con gare del spirito sportivo, quindi il giorno dopo di Natale ci saranno nuovi equilibri un nuovo modo di spartirai i profitti nel settore dell’energia, che è l’unica ricchezza della Libia in questo momento, ma nell’Europa che conta saremo felici anche noi, che avremo a sud, oltre il mediterraneo, un vicino pacificato e stabile, ma anche un amico dove si possono fare affari, da appunto l’energia, al gas, migranti, ma soprattutto dossier importanti come terrorismo e controllo del territorio islamico, tutto questo dovremmo aspettare la conferenza internazionale di Parigi il 12 novembre proprio il quel giorno i partecipanti decideranno come si svolgeranno le elezioni del 24 dicembre, paradossale ma la situazione è questa. Sulla carta questa è la scelta migliore, la più intelligente possibile, il tempo è poco ma meglio andare al voto che rimandare a data da destinare. La questione del medio oriente la segue con molta attenzione il nostro ministro degli esteri Di Maio che devo dire che si sta adoperando al meglio nelle mediazioni ma sopratutto nella buona uscita della cosa, un populista che si sta molto moderando, è questo ci fa solo che piacere, ma pur sempre populista, ma l’importante che conduca bene questa operazione. 

Storia:

Fra i Paesi che nel 2011 sostennero l’eliminazione di Gheddafi in Libia vi furono il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti che certamente furono, fra gli Stati arabi, i più determinati a distruggere il regime libico.Anche allora, come oggi, sia l’Unione europea che l’Onu dimostrarono sia le loro debolezze sia i loro contrasti determinati da interessi divergenti. Gli Usa optarono per un progressivo e graduale disimpegno dal teatro medio orientale che ben difficilmente riacquisteranno visto che le priorità della amministrazione trumpiana sono la Cina e la Russia.Ora, proprio approfittando di questa situazione di instabilità, il Qatar ha cercato di sfruttare questa propizia occasione per una politica di maggiore peso e significato a livello geopolitico in Libia. Proprio per questa ragione la presenza militare del Qatar nel 2011 a fianco della Nato fu certamente rilevante non solo attraverso il potere aereo ma anche attraverso l’addestramento dei ribelli libici sia sul territorio libico sia a Doha, senza dimenticare il ruolo rilevante che le proprie forze speciali ebbero nell’assalto finale contro Gheddafi.Caduto il regime di Gheddafi, il Qatar riconobbe come legittima istituzione politica il consiglio nazionale di transizione e contribuì in modo determinante, non solo a livello economico, a rifornire i ribelli delle necessarie risorse energetiche.Un altro strumento di influenza e insieme di penetrazione in Libia furono certamente i fratelli Alī e Ismā‘īl al-Šalabī perseguitati dal regime di Gheddafi. In particolare al-Šalabī è certamente uno dei più importanti uomini di religione legato alla fratellanza musulmana.Un altro uomo chiave per il Qatar è stato certamente Abd al-Ḥakīm Bilḥāğ, considerato sia dalla Cia che dal Dipartimento di Stato americano un pericoloso terrorista in quanto leader del Libyan Islamic Fighting Group. Il suo ruolo politico è stato molto importante sia perché ha coordinato il consiglio militare di Tripoli sia perché è stato uno dei principali responsabili del partito al-Waṯan raggruppamento politico di estremo peso all’interno del congresso nazionale generale.Ebbene se il Qatar, nonostante il peso e l’influenza che ha cercato di esercitare in Libia, non è riuscito ancora oggi a conseguire questo traguardo ciò dipende anche, ma non solo naturalmente, dal fatto di avere aperto il vaso di Pandora cioè di avere dato via libera alle milizie islamiche che hanno di fatto destabilizzato la Libia e in particolare la Cirenaica. L’Alba Libica che altro non è che una galassia eterogenea di matrice salafita .Un altro elemento di destabilizzazione imprevedibile è stato il ruolo di Haftar, risoluto avversario delle milizie islamiste la cui sconfitta gli consentì nel 2014 di porre in essere il governo provvisorio di Tobruk.E qual è il ruolo nella crisi libica rivestito dagli Emirati Arabi Uniti? La loro politica di potenza in Libia non dipende solo dalla possibilità di porre in essere enormi investimenti nel settore dell’edilizia, dell’energia, pensiamo ad esempio al Ġurayr Group, o delle infrastrutture, ma è stata attuata sia a livello militare sia attraverso il sostegno alle milizie di Zintan che attraverso il sostegno di due figure importanti e cioè il primo presidente del Cnt Maḥmūd Ğibrīl, responsabile dell’Alleanza delle forze nazional,  e di al-Kayb.Tuttavia quando le milizie islamiste, per esempio quello di Misurata e di Farg, destabilizzeranno la Libia gli emiratini sosterranno Haftar.Ebbene proprio il radicamento imprevedibile delle milizie islamiste in Libia ha indotto gli Emirati Arabi Uniti a consolidare la loro alleanza politica e militare con l’Egitto e Arabia Saudita allo scopo di limitare sempre di più il ruolo e l’influenza della Fratellanza musulmana nel mondo arabo.In conclusione, proprio alla luce dei rapporti conflittuali di natura geopolitica tra il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, dovrebbe quantomeno risultare più chiaro che comprendere la complessa dinamica conflittuale in Libia significa anche capire che la partita in Libia si potrà concludere solo quando i conflitti regionali tra Paesi arabi arriveranno ad un compromesso politico. Sempre ammesso naturalmente che ciò sia possibile.



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