Stime “Stagflazione”
Prezzi alle stelle e rialzo dei tassi ecco perché la stagflazione fa paura. La temuta combinazione tra inflazione alta e crescita bassa per ora non è alle vista. Ma se i costi di energia e materie prime continuano ad aumentare, se si verifica un boom dei consumi e i salari crescono, allora rischia di materializzarsi. I colli di bottiglia, ad esempio, nella catena di approvvigionamento delle aziende stanno avendo un effetto negativo sulla crescita e stanno contribuendo all’aumento dei prezzi. Un aumento cospicuo e prolungato dell’inflazione constrigerebbe le banche centrali ad alzare i tassi e tagliare i stimoli, misure che finirebbero per danneggiare la crescita economica. In numeri cosi ci capiamo meglio: +5,9 il PIL mondiale secondo FMI a fine 2021 il PIL mondiale crescerà, appunto del 5,9% e nel 2022 del 4,2%. L’inflazione FMI prevede un picco d’inflazione al 3,6% poi scenderà intorno al 2%. Francia, Grecia, Germania a settembre sono sotto di noi come costo dell’energia, noi siamo oltre i 150 in euro per MWH mentre Francia, Germania,Grecia, si fermano attorno i 125 MWH. Nel terzo trimestre il PIL italiano è salito del 2,6% sul precedente, più delle previsioni. Il PIL tedesco è cresciuto dell’1,8% nel trimestre, in Francia del 3%. Insomma la ripresa dell’inflazione negli Usa è del 5,4% mentre nell’Eurozona 3,4% dati aggiornati a settembre 2021. Tutto ciò vuol dire che stiamo per tornare ai tempi di Mcleod o di Riccardo Nixon, anzi, al momento una classica “stagflazione” sembra molto lontana, sopratutto perché la crescita economica rimane robusta, anche se un po’ in calo, il FMI, per esempio, non sembra preoccupato. Un paio di settimane fa, faceva previsioni già abbastanza alte ma nella norma. Quindi è uno scenario che per adesso la Lagarde può escludere ma non definitivamente, la crescita è solida.
P.S. Per stagflazione si intende un periodo prolungato di inflazione elevata e di crescita bassa. In effetti ora stiamo sperimentando un periodo transitorio di alta inflazione ma anche un periodo, probabilmente altrettanto transitorio, di crescita economica elevata.
Milton Friedman, Premio Nobel per l’economia nel 1976, aveva previsto l’avvento della stagflazione economica già nel 1962, come aveva indicato nel suo libro “Capitalism and Freedom“: la tesi alla base di questo libro era che il fenomeno dell’inflazione si sarebbe reso sempre più indipendente dal ciclo dell’economia, principalmente per via del ruolo ricoperto dai mercati oligopolistici e scarsamente concorrenziali delle materie prime e dell’energia, dove a farla da padrone erano i cartelli che decidevano il livello dei prezzi, l’entità della produzione, le condizioni di vendita e le zone di distribuzione. Visto che le politiche “seguaci” della curva di Philips avevano fallito clamorosamente, Friedman auspicava il ritorno a politiche di libero mercato. E così fu, tanto è vero che la stragrande maggioranza dei macroeconomisti abbandonò definitivamente la teoria a supporto del connubio fra inflazione e disoccupazione.
Oggi: Negli ultimi anni, l’inflazione è stata veramente bassa, quindi non è possibile far rientrare l’attuale periodo storico nella stagflazione economica. Bisogna poi notare, che non si registra alcun aumento rilevante dell’inflazione, nonostante gli attuali tassi di interesse globali siano quelli più bassi di sempre.C’è poi da dire che, a differenza di 45 anni fa, la stagflazione economica viene oggi limitata dall’assenza della rincorsa prezzi-salari. Ciò vuol dire che, a fronte di un rialzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime, non corrisponde l’automatico adeguamento inflativo delle richieste salariali.Nell’era della globalizzazione, infatti, sono sempre più le imprese che decidono di esportare la produzione in quei Paesi dove il costo della manodopera è notevolmente basso. Per questo motivo, per i lavoratori dei Paesi più industrializzati è sempre più difficile ottenere aumenti salariali, riportando il mercato del lavoro in una condizione di equilibrio e, contemporaneamente, senza peggiorare il tasso di inflazione.
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