l’esercito degli offesi

 Oggi, però, il politicamente corretto non è soltanto l’ideologia con cui l’establishment legittima se stesso, la cappa che grava su qualsiasi pensiero difforme. Decenni di politicamente corretto hanno contribuito anche a cambiare le persone, rendendole ipersensibili, permalose, sempre più propense a pensarsi nel paradigma della vittima, si è proprio cosi, il vittimismo dei partiti sono stati il male assoluto della politica italiana, il M5S è stato l’artefice del vittimismo, in campagna elettorale carnefice e vittima nello stesso tempo secondo la piazza che si andava a prendere, a forza di vietare l’uso di decine di parole un quanto offensive, la gente si sente autorizzata a offendersi per qualsiasi parola sgradita, e a indignarsi per qualsiasi pensiero non conforme. Insomma in parole povere, per dargli un titolo diremo l’esercito degli offesi. La cappa non è più solo opprimente: per molti diventa la serra che protegge le piantine dalle intemperie. Il paradigma della vittima, piantina fragile e indifesa, dunque bisognosa di tutela, si espande un pò min tutti gli ambiti della vita associata, a partire dalle scuole e dalle università. Una generazione di genitori ansiosi sviluppa comportamenti iperprotettivi, con gravi danni su grado di autonomia, autostima e sicurezza delle giovani generazioni. Quanto alle università, sopratutto negli Stati Uniti, l’ansia di protezione sommerge tutto e tutti: gli studenti vengono trattati come malati psichici, incapaci di reggere il minimo urto alla propria sensibilità, sempre esposti al rischio di subire “microaggressioni” e perciò titolari del diritto di rifugiarsi in spazi protetti (safe spaces) fino alla ridicola pretesa di essere chiamati con pronomi su misura, conformi ai vissuti di ciascuno. Il fenomeno è descritto con preoccupazione dalla psicologa sociale americana Jean Twenge, autrice di un libro sulla generazione degli “iperconnessi” (iGen, 2017) ma era stato avvertito con largo anticipo da un’altra psicologa, Hara Estroff Marano che, all’alba del nuovo secolo, descriveva la società americana come destinata a diventare A Nation of Wimps (Una nazione di “schiappe”). Accade così che testi e opere d’arte potenzialmente capaci di turbare la sensibilità del singolo vengono eliminati dai programmi, o accompagnati da avvertimenti che certe i cosiddetti trigger warnings che dovrebbero mettere in guardia i fruitori dai turbamenti che certe immagini, certi passi, certe espressioni potrebbero suscitare nei loro animi indifesi. I punti di vista radicali, controcorrente, o semplicemente non ortodossi, vengono considerati pericolosi per l’equilibrio psichico degli ascoltatori, e chi potrebbe esserne portatore viene escluso dal dibattito pubblico. Ma le preoccupazioni dell’establishment, accademico e non, per l’integrità dei destinatari non restano confinate nelle istituzioni educative. Il clima vittimario e neovittoriano, che vede ogni idea, immagine o espressione come potenzialmente lesiva della sensibilità individuale, si diffonde in modo capillare. Un po’ ovunque si diffondono, moltiplicano, le richieste di essere messi al riparo da ogni espressione di idee, sentimenti, convinzioni, che possono risultare lesive di qualsiasi singola sensibilità: è l’era della suscettibilità, come la chiama Guia Soncini. Cresce a dismisura la schiera dei “suscettibili”, dei potenzialmente offesi, di tutti coloro che si sentono vittime di un odio, o anche solo di una trascuratezza o maleducazione, o persino di un’intenzione. O peggio: si vedono intenzioni anche dove non ce ne sono. L’ultima è la decisone dell’OMS di non chiamare varianti Covid con nome del paese in cui sono notate individuate, perché sarebbe “stigmatizzante e discriminatorio”, ma di usare una lettera dell’alfabeto greco. Non variante inglese, sudafricana, brasiliana, indiana, bensì variante alpha, beta, gamma, delta. In attesa dei greci si offendano per l’uso infangante del loro alfabeto….


Sdegno per la macabra vignetta degli Schuetzen

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