Transizione energetica
Il campo si restringe Cingolani vuole bloccare lo shopping dei terreni agricoli per piazzare pannelli solari, ma il settore resta il far west delle lobby. Arginare l’acquisto oppure l’affitto dei terreni agricoli da parte di piccole o grandi, sconosciute o conosciute aziende energetiche che vogliono realizzare i più estesi parchi fotovoltaici d’Europa nelle aree interne del paese, rimane un’impresa difficile. In più coloro che vogliono trasformarsi da agricolo in produttore di energia solare, non solo tolgono spazio alla coltivazione in generale, ma la sua trasformazione rimane un rebus burocratico. Queste sono le promesse gli impegni del ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, senza una pianificazione sono le storie di imprenditori agricoli trasformatosi in produttori di energia che si trovano aree autorizzate con dei limiti. Nel piano di resilienza di 4 miliardi di euro di incentivi per le rinnovabili, non daremmo, commenta Cingolani, aiuti ad aziende agricole che vogliono istallare a terra un fotovoltaico metteremo limiti percentuali all’utilizzo dei campi agricoli da parte delle grandi compagnie energetiche ancora Cingolani nella sua intervista, dando priorità invece alle aree dismesse, ex zone industriali e zone non produttive. Tutto ciò per raddoppiare di fatto la produzione da solare e vento da qui al 2033, ma la dinamica non è cosi facile la paure del mondo agricolo e delle associazioni di categoria non solo anche quelle civiche, che temono da un lato la riduzione delle aree destinate alle produzioni, e dall’altro rischi per il paesaggio. Dopo un incontro serratosi tra ministero e associazioni assicurandoli che non ci saranno speculazioni ma neanche ritardi nelle autorizzazioni, ciò ancora non avvenuta, per avviare davvero la transizione ecologica energetica. La partita è molto calda, le autorizzazioni per i grandi Kw sono ferme, non trovano sbocco in una risoluzione, o parere positivo. In assenza di un piano energetico le aziende premono per strappare le autorizzazioni a ministero e regioni in piena deregulation. In ballo affari per sei miliardi di euro, braccio di ferro sugli impianti verticali, e sull’utilizzo di aree coltivate solo sulla carta. Ebbene la situazione è tutta in divenire, ma tra regioni e comuni la palla passa tra l’una e l’altra, con la supervisione di uno stato, il ministro della transizione ecologica, che crea solo una dinamica burocratica non tempestiva ma molto burocratica.
Il via libera è concesso sui terreni demaniali militari e nel caso di impianti fotovoltaici da installare su aree agricole con titolo abilitativo entro il 25 marzo 2012 ovvero la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto liberalizzazioni e comunque l'impianto fotovoltaico deve essere entrato in esercizio entro 180 giorni.Sono molto precise le norme che regolano l'installazione di impianti fotovoltaici in Italia. E lo sono a tal punto che nel caso di interessamento di un terreno agricolo occorre fare rispettare le disposizioni in materia per non incorrere in smantellamenti e sanzioni.Di certo c'è che il fotovoltaico sta trovando sempre più spazio anche dalle nostre parti perché si tratta di un modo pulito per produrre energia, recuperando in breve tempo i costi sostenuti per l'installazione dell'impianto.La legislazione italiana limita la possibilità di installare impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli. Il via libera è infatti concesso sui terreni demaniali militari e nel caso di impianti fotovoltaici da installare su aree agricole con titolo abilitativo entro il 25 marzo 2012 ovvero la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto liberalizzazioni e comunque l'impianto fotovoltaico deve essere entrato in esercizio entro 180 giorni.
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