Kazakistan 🇰🇿
Nel Kazakistan in fiamme l’ombra del golpe!!! Cosi titola Repubblica nella giornata odierna ma andiamo con ordine. Dalla nebbia che tuttora avvolge la bloody week del Kazakistan ci sono più di 40 morti dal 2 gennaio a oggi e quasi mille feriti, 4.404 arrestati, sparatorie ancora in corso, mentre scrivo nel mio blog, ci sono ancora guerriglie, spari, ma nell’ombra c’è un ipotetico golpe, il governo di Nur-Sultan non lo dice ufficialmente, ma i provvedimenti presi da presidente Tokayev vanno in quella direzione. Diciamoci la verità quel ruolo dell’Italia tra occidente e Russia che non è mai stata presa in considerazione dalla politica, Putin invita il presidente del consiglio italiano Draghi a Mosca per aggiornamento sulla situazione. In primo luogo il motivo dell’invito è de Facto, coincide con la fase più delicata e intensa diplomazia russo-euro-americana degli ultimi anni, che si apre proprio domani 10 gennaio 2022, con dei bilaterali Usa-Russia a Ginevra, poi consiglio Nato-Russia a Bruxelles, e quindi con la conclusione della insolita maratona sotto l’ombrello dell’organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa, sul tavolo c’è la proposta di Putin di siglare due intese, una con gli Usa e l’altra con la Nato per far decrescere la violenza in Ucraina, congelare l’espansione a Est dell’alleanza Atlantica e proibire lo schieramento di armi nucleari a medio raggio capaci di minacciare direttamente i territori di Usa e Russia. Sulla carta sono delle proposte che sono destinate a fallire perché frutto dell’interesse geopolitico russo di ridefinire a proprio vantaggio l’equilibrio strategico in Europa, Draghi dal canto suo l’arduo compito di far riflettere Putin per una volta, lo scenario della mediazione al ribasso che mette la Russia in delle strategie di “mezzo” per far contenti tutti. Draghi può farcela nel strappare una parola per risolvere il caso con Putin sarebbe una mezza vittoria della questione Occidentale. Mettiamo le cose in chiaro il business tra Uranio e terre nere nel sottosuolo con anche le chiavi della svolta verde fa appetibile il pasto, le materie prime di Nur-Sultan sono fondamentali per le batterie del futuro, fulcro della transizione ecologica globale che si sta mettendo in atto. Insomma Putin festeggia dichiarando “situazione verso la stabilità” ma personalmente non mi fido gli interessi sono molteplici, gli aspetti sono da definire, la cittadinanza è frastornata, tutto questo mentre viene il plauso di Xi Jinping al pugno duro. Insomma la situazione, per quanto mi riguarda è tutta in divenire, Putin vuole fare il colpaccio, mettendo paura tutti, ma credo in una mediazione civile, intanto ciò sono morti e feriti in tutto questo macello, come sempre il potere logora, ma il potere crea dissapori, il potere crea battaglie dove a lasciare a terra le vite sono i civili. C’è una coincidenza di tempi fra il possibile inizio di un dialogo con Putin e l’invito del Cremlino a Draghi, il premier italiano può essere un interlocutore privilegiato fra Washington-Bruxelles-Mosca cosa che ci auguriamo tutti.
«Io non so se ci siano state o meno delle interferenze esterne: ma non vi è alcun dubbio che quello che sta avvenendo in Kazakhstan, paese tutt’ora a forte struttura tribale, è un passaggio interno: l’avvicendamento storico tra vecchi e nuovi clan».
Giovanni Capannelli il Kazakistan lo conosce bene. Ci vive da molti anni, prima come responsabile della sede locale della ADB, la Banca Asiatica per lo Sviluppo, ora come senior adviser della Banca centrale. Insomma, uno che le cose le sa, e le sa anche spiegare bene.
«Dobbiamo andarci cauti con i giudizi affrettati, le analisi superficiali, la tendenza ad internazionalizzare le crisi. Le crisi vanno marginalizzate, contestualizzate: e quella in cui è attualmente precipitato il Kazakistan è un caso tipico. Si cercano attori esterni, si disegnano scenari apocalittici, anziché approfondire la situazione interna».
Commenti
Posta un commento