La Scuola 🏫
Una scuola che impone “corsi di rispetto” è la scuola di una società che ha già fallito. E anche una famiglia che manda a scuola i figli delegando i propri compiti educativi agli insegnanti è una famiglia che ha fallito. L’educazione famigliare e la formazione culturale sono gli unici strumenti efficaci per fermare l’odio e indirizzare al rispetto degli altri, non certo l’imposizione di parole, formule e pensieri prefabbricati. Ma si può educare al rispetto solo in modo indiretto, mai esplicito, mai dicendo “vieni qui che t’insegno il rispetto” non attraverso corsi di formazione, per esempio, o convegni, conferenze, o con un’eventuale “giornata del rispetto”. Allo stesso modo non si dovrebbe insegnare a diventare buoni cittadini con dei corsi appositi di cittadinanza, nè combattere il bullismo invitando esperti che parlino dell’ignobiltà del bullismo. L’amore non s’insegna, e l’odio non basta condannarlo o vietarlo. I sentimenti imposti o vietati provocano insofferenza e rifiuto, e possono produrre l’effetto contrario. Il rispetto s’impara, e s’impara in modo spontaneo e, auspicabilmente, inconsapevolmente. Il rispetto è fondamentale, dobbiamo promuoverlo il più possibile, oggi più che mai, visto l’andamento della nostra società civile macchiata da questo virus maledetto che impone delle misure restrittive molto rigide, ma ora più che mai la scuola merita rispetto, troppe le conseguenze, troppo bistrattata, troppa confusione, tardivi gli interventi per mandare a scuola gli alunni, troppo poco rispetto abbiamo riservato alla scuola, abbiamo mancato di rispetto alle future generazioni, al sapere, alla didattica inclusiva e sociale. Oggi più che mai abbiamo bisogno di persone che rispettano la scuola ma che si rispettano tra di loro vicendevolmente, ma in quanto essere umani, e non perché appartenenti a una specifica categoria di vittime, e non attraverso le parole!!! Non possiamo diventare rispettosi perché la cappa ci impone l’uso del politicamente corretto e delle parole ipocrite, sue ancelle. Il rispetto non passa per il mero uso delle parole. Non è una questione semplicemente lessicale, qui c’è bisogno di agire, di potere decisionale, del coraggio di scelte che ci avvantaggeranno nel mediato futuro, quello di concepire il sapere delle nuove generazioni. Scriveva Natalia Ginzburg in un passo del suo libro “le parole non vedente e non udente sono state coniate con l’idea che in questo modo i ciechi e i sordi saranno più rispettati. La nostra società non offre ai cechi e ai sordi nessuna specie di solidarietà o si sostegno, ma ha coniato per loro il falso rispetto di queste nuove parole.” Questo ci deve insegnare che il rispetto verso la scuola deve avere basi solide, bisogna avere l’intuizione del fatto, cercare di creare le basi di un insegnamento nel rispetto delle regole scolastiche in presenza, troppa confusione, troppe parole che screditano sia la scuola stessa che l’alunno. Bene lei Natalia Ginzburg la chiamava “falso rispetto” io lo chiamo “finto moralismo”. E proprio da qui che sono nate le “parole giuste” augurandomi un sano riformismo scolastico. In questi giorni le parole usate sono veramente indegna vesso la scuola, bisogna ritornare nella via giusta. Aggiungo lezioni dal medioevo che nel trecento il mondo venne devastato da inondazioni, pestilenze, carestie, ma le tre grandi civiltà, con il rispetto verso il futuro, del tempo costruirono dei “paesaggi adattativi” e riscrissero il futuro in maniera rispettosa.
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