1992 il CAF Craxi-Andreotti-Forlani
Ve la ricordate la "democrazia del debito" del lontano 1992, mani pulite nono è stato un golpe, ma l'esito scontato e prevedibile di un collasso del sistema dal quale forse non ci siamo del tutto ripresi. Il grande lavacro di un Paese marcio. Un fiume placido in Olanda e lo sciacquone di un water in Lombardia. Questo è il grande lavacro del 1992, che cambia per sempre la Storia D'Italia, scorre tutto qua dentro, nessuno ci pensa, ma è andata così. Il 7 febbraio di quell'anno di fango, nella ridente cittadina di Maastricht adagiata sulle rive della Moda al confine con il Belgio e la Germania, Giulio Andreotti firma il trattato di Maastricht ansime ai ministri, che facevano parte del governo Andreotti, del Tesoro Carli e degli esteri D Michelis. Dieci giorni dopo, esattamente il 17 febbraio, il "mariuolo" Chiesa tampinato dai carabinieri spediti al Pio Abergo Trivulzio, oggi una casa di riposo (RSA) da Pietro si rifugia al cesso e prova inutilmente a nascondere i 7 milioni di tangente che ancora non gli avevano scoperto. Questi sono due passaggi chiave della Repubblica, sempre sospesa tra l'abisso e la vetta, il pozzo e il cielo.m L'alfa e l'omega di una vicenda parallela, l'inizio consapevole di un tentativo di redenzione finanziaria e la fine certa di un sistema di malaffare politico. Senza neanche rendersene conto, il Belpaese marcio, proprio mentre si mostra al mondo nella sua miserabile cialtroneria, si immerge nell'acqua di un'Europa che in trent'anni chi chiederà conto di ogni nostra nefandezza. Insomma il passo è breve, l'Europa è stato un paracadute di salvataggio per le Notre finanze ma anche lo specchio di una tradizione, da coltivare sempre più, culturale europea, la nostra casa è l'Europa, senza quella bandiera saremmo statti annientati, colonizzati, ma anche già falliti, senza un briciolo di controllo sulle finanze. L'Italia del 1992 è un paese a pezzi e non lo sia, a Palazzo Chigi sverna l'ultimo Andreotti, e mentre l'allora sconosciuto trafficante socialista viene trasferito in ceppi a San Vittore, Craxi racconta la prima bugia "Mi preoccupo di creare le condizioni perché il paese abbia un governo che affronti gli anni difficili che abbiamo davanti, e mi ritrovo un "mariuolo" che getta un'ombra su tutta l'immagine del partito....." Magari fosse vero!!!! Prima ancora che il Pool di Milano lo metta in mora e poi in manette, il sistema sta già crollando dalle fondamenta, la politica è alla frutta, l'economia è allo stremo. Il Governo del divo Giulio è ormai agli sgoccioli. Il Caffè, comitato d'affari Craxi-Andreotti-Forlani che ha fatto e disfatto nei dieci anni precedenti, è ormai morente. La formula del pentapartito agonizza. E dopo i primi arresti, al giovane lega nord di Umberto Bossi e Gianfranco Miglio gonfia la giugulare al grido di battaglia che poi gli si strozzerà momentaneamente in gola nel 1994 quando accompagnerà la titanica "discesa in campo" del Cavaliere Silvio Berlusconi tutti si ricordano lo slogan della lega di Bossi "Roma ladrona". Mentre mani pulite allarga il fronte delle indagini, degli avvisi di garanzia e dei mandati di cattura, il quadro politico, paurosamente, "si sfarina" per usare la celebre formula di Rino Formica, arrivano anche le elezioni del 5 Aprile, dove fa capolino l'astensionismo i cittadini stanchi di una politica di potere individuale o per pochi, affari sporchi e loschi decide di non andare a votare, fino a l'ora l'astensionismo non si era mai affasciato nelle elezioni di qualsiasi ente. La DC perde 4 punti e scivola al 29,6% il PSI cede solo 1 punto nonostante la memorabile satira del tempo "scatta l'ora legale: panico tra i socialisti" PRI, PLI, e PSDI, come si dice nel gergo dell'epoca, "tengono", il PDS di Occhetto, nonostante la coraggiosa Bolognina, brucia 5 punti. Ma è il carroccio che sfonda, la Lega di Bossi, passando da 2 a 80 parlamentari in un solo colpo, invece di capire l'antifona, i leader scalcinati e braccati dai Pm e dai cittadini sempre più indignati si racchiudono nella fortezza e impapocchiano un penoso "quadripartito" sono La Malfa si sfila. Nel frattempo c'è da eleggere il Presidente Della repubblica Italiana, perché il 28 Aprile si dimetta il grande esternatore, Francesco Cossiga. e lì si consuma un'altra autodafé. Tra i partiti esanimi volano gli stracci. Prima si vanta con la candidatura di Forlani, poi con quella dell'immancabile Andreotti, passando per La malfa, dopo aver fatto fuori Salvo Lima poi il maresciallo Giuliano Guazzelli insomma dopo aver fatto tanti nomi, si capisce come i partiti erano saltati ognuno andava per conto suo, arriva Oscar Luigi Scalfaro che sarà un bene per tutti anche in vista delle spallate prossime venture che il berlusconismo da combattimento proverà ad assetare alle istituzioni. Siamo nei tempi dove c'era Totò Rifina e della sua cupola che con lassino di Paolo Borsellino a via D'amelio il 19 luglio completeranno di lì a poco il loro attacco al cuore dello stato. Archiviato Andreotti si pasta al governo dio Giuliano Amato che si insidia a fine giugno, quest'ultimo aveva davanti a se un periodo nero oltre a mani pulite stagi e cosa nostra aveva il settore finanziario che per la prima volta il debito pubblico italiano sfonda il 100% del Più con un deficit del 9,9% e un'inflazione al 12 insomma un paese in bancarotta. Partecipazioni statali mangiatoia dei partiti, evasione quasi incentivata, Boh al 15% strumento di consenso e voto di scambio, tutto a carico delle future generazioni in questo caso noi in questo momento, i cosiddetti uomini della fasci 40\50 che soffriranno. Non vado avanti per non dilungarmi troppo ma questo era u punto chiave della storia sia dei partiti che dello stato, mancanza di progettualità ma anche debiti fuori bilancio da sistemare. Paghiamo adesso, anche, le conseguenze d'allora.

Il Caf (Craxi-Andreotti-Forlani) e il Cav. Basta una consonante di differenza per racchiudere oltre vent’anni di storia italiana. Allora crollò la prima repubblica, oggi anche la seconda non sta troppo bene…
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