Curiosità 🔖
Non è tutto green quel che luccica, secondo uno studio della commissione europea, molta comunicazione è scorretta. Il tema della sostenibilità ambientale è da anni al centro dei dibattiti, e sui tavoli che contano, ma anche all’attenzione publica italiana e internazionale. L’inquinamento, il cambiamento climatico, il riscaldamento globale, hanno imposto, però, una grande accelerazione nella considerazione del fenomeno con tanto di convegni, ma anche riunione dei grandi paesi europei, ma anche globali, come abbiamo visto alla Cop26 a Glasgow sul clima, che ha definito la questione climatica una priorità globale. La particolare attenzione e la spiccata sensibilità sociale oramai diffusa su queste tematiche ne hanno determinato anche una particolare rilevanza sul mercato nell’orientamento le scelte dei consumatori, sempre più attenti e informati, tanto che le tematiche ambientali ed ecologiche hanno acquisito un grandissimo appeal come strumenti di comunicazione e marketing. Una tendenza destinata a durare, infatti, le risorse stanziate dal Pnrr proprio per realizzare la transizione ecologica sono enormi, a essa è destinato circa 37,5% delle risorse, con l’obiettivo di favorire l’economia circolare e la miglior gestione dei rifiuti, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’efficientamento energetico e la minimizzazione dell’impatto ambientale delle attività produttive. Ma attenzione al greenwashing sembra dunque naturale che le imprese, attraverso slogan, pubblicità , e green claims, raccontino al consumatore finale i propri sforzi per ridurre l’inquinamento e salvaguardare l’ambiente attraverso il miglioramento dei propri processi, prodotti, e packaging, per esempio manifestando caratteristiche biodegradabili, riduzione dei consumi, riuso dei scarti di produzione e riciclo dei materiali inquietanti e cosi via. Eppure secondo uno studio, come dicevo inizialmente, redatto dalla commissione europea pubblicato all’inizio del 2021, quasi la metà dei green claims analizzati è risultata non attendibile, SI avete capito bene NON ATTENDIBILE!!!!! Occorre dunque fare attenzione alla modalità della comunicazione green della propria azienda, essa dovrà essere:
👉Veritiera, puntuale e non ambigua
👉Scientificamente verificabile
Per il secondo punto come ricorda anche di recente dall’Agcm. Questo vale per la pubblicità , ma anche per l’uso di slogan, di marchi e più in generale in relazione a ogni affermazione ecologica dell’impresa. Quali sono i rischi? Quando la comunicazione green è vaga, ingannevole o non veritiera, si rischia di violare numerose norme di legge, tra cui il codice del consumo, che vieta questi comportamenti come pratiche commerciali ingannevoli, il codice di autodisciplina pubblicitaria e la normativa sulla concorrenza sleale. Quindi se non si opera correttamente, si potranno dunque subire contestazioni da parte dei consumatori, concorrenti ed enti come AGCM, ma anche richieste di risarcimento, ordini di interrompere la comunicazione illecita e sanzioni economiche. Insomma per restare in tema ambientale, sarà bene ricordare che la comunicazione aziendale, anche quella green, deve sempre essere pura, limpida e verificabile. Aggiungo anche che le aziende devono avere sia l’approccio green non solo sul prodotto ma anche nella comunicazione applicando gli stessi standard di ecologia messo nel prodotto stesso, ad esempio buste biodegradabili con il marchio, macchine a ruota elettriche per pubblicità su carta riciclabile, ecc….
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