Federico Garcìa Lorca 🇪🇸 per la nostra rubrica "Poesia D'Autore"
Continuiamo con la nostra Rubrica "Poesie D'Autore" per far risaltare ed evidenziare la cultura della poesia di grandi autori del passato mia anche del presente, oggi propongo un grande Federico Garcìa Lorca, esattamente un secolo fa, nel 1921 a soli 23 anni, Federico pubblicava la sua prima raccolta di versi, il "Libro de poema" si intitolava. che già metteva in evidenza tutta la sua classe il suo carattere speciale, e dunque la straordinaria vitalità espressiva, l'energia naturale del canto, venato da tratti ariosamente popolari. La sua fu una vita molto breve, stroncata tragicamente nel '36 quando venne fucilato in quanto oppositore del regime e il suo corpo non fu mai ricovato. Un poeta andaluso che in solo quindici anni faceva parlare di se per la sua enorme classe nei versi scritti, insomma un fuoriclasse nel suo ambito.
DA CANZONI é vero.
Ah, che fatica mi costa
amarti come ti amo!
Per il tuo amore mi duole l'aria,
il cuore
e il capello.
Chi mi comprerà
questo cordone che ho
e questa tristezza di filo
bianco, per far fazzoletti?
Ah, che fatica mi costa
amarti come ti amo!
Federico Garcìa Lorca 🇪🇸
In questo breve lavoro si affronta lo studio della poetica di Federico García Lorca con un'attenzione specifica alla sua produzione lirica e teatrale. In particolare si vuole far luce su una parte della sua poetica e su una specifica opera teatrale, analizzando i temi analitici attraverso il fil rouge del realismo magico che unisce i vari testi.
Dalla tragica morte di Lorca in poi, la critica ha contribuito nella creazione di un'immagine bipartita che vede da un lato un Lorca popolare, legato alla sua terra dalla quale se ne distacca con rammarico e che la racconta come una terra mitica, densa di simboli legati all'infanzia; dall'altro il poeta sperimentale che si immerge nelle avanguardie, che distorce la lingua per trarne delle ricerche linguistiche non fini a se stesse. A questo proposito basta ricordare le parole del poeta "Mi arte no es popular". (Milena Locatelli, Le 'possibilità' del teatro di Federico Garcia Lorca: il caso italiano).
Negli anni mi è stato di grande utilità lo studio dell'intervento critico di Oreste Macrì, fautore e divulgatore della letteratura spagnola. Con Macrì mi sono addentrata nella poetica di Lorca, facendomi trasportare, fin dalle prime letture, dai suoi versi liberati dal pomposo giudizio della metrica classica e condotti verso allucinazioni fantasmagoriche di stampo surrealista. La lettura (e gli approfondimenti) delle rocambolesche vicissitudini che videro il poeta protagonista nel viaggio dall’America latina alla grande mela passando per Parigi e Roma, danno vita a una scrittura prolifica dove non si può non riconoscere la freschezza di una scrittura, stagliata sulla pagina tersa, incrinata talvolta da un dolore sotterraneo, accolto e allontanato, abbracciato e detestato dal poeta stesso. Trattasi di un’inquietudine, una sorta di ricerca fanatica di ciò che, di fatto, Lorca non riuscì mai a possedere. È il possesso che mi ha meravigliato, quel possesso difeso fino alla morte, quel bisogno di sentirsi parte di qualcosa e che, invece, ha portato Lorca a riconoscere (erroneamente) un fallimento superiore, il disagio di una diversità che va oltre la comprensione stessa. Tra le pieghe delle sue poesie, il possesso è riscontrabile nel rapporto con New York, nel rapporto (doloroso e continuamente ricordato e rivissuto) con il compagno Emilio Aladrén, nel rapporto, burrascoso e solo a tratti sereno, con la poesia. L’affermazione del dolore rafforza la genialità di un’anima sola in perenne conflitto con la modernità capitalista.
Siamo negli anni '30 e il poeta vive un periodo di forte egocentrismo poetico, tipicamente surrealista. Le sperimentazioni risentono della sensibilità di un’anima sofferente, in perenne ricerca di certezze, di risposte alternative al terribile vivere imposto dal mondo moderno, così cieco e indifferente al dolore degli uomini. È un cuore grande quello di Lorca, che trattiene le emozioni, capisce la tragedia che sta vivendo l’uomo moderno e la traduce nelle sue poesie.
"García Lorca ha voluto riflettere, attraverso la sua drammaticità, la realtà della Spagna, e ha voluto trasmettere allo spettatore la vera immagine della vita che ha sostenuto il popolo spagnolo" (Manuel Antonio Arango). Siamo a metà degli anni '30 e Lorca scrive un'opera pensata per il teatro pubblicata postuma nel 1945: La casa di Bernarda Alba. L'opera teatrale rappresenta il punto più alto del realismo di Lorca: attraverso la sua scrittura, Lorca mette in scena i conflitti sociali, economici e ideologici che sono alla base dei dissidi tra Adela e Bernarda, che possono essere visti come riflesso del difficile momento che stava attraversando il Paese in quegli anni.

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