Angolo poesia continua con la rubrica le "poesia d'autore" in questa domenica vi voglio proporre un artista polacca premiato con il Nobel per la letteratura nel 1996 il suo nome è Wislawa Szymborska rivelò al mondo una poetessa fino a quel tempo nota in un ristretto ambito, ma destinata a essere letta, e molto malata, dopo quel riconoscimento, da un pubblico ben più vasto e internazionale. In Italia i suoi versi, apparsi in precedenza solo in antologie e riviste, cominciarono a circolare nelle edizioni Scheiwiller e Adelphi.
La Chiave
La chiave c'era e non c'è più.
Come entreremo in casa?
Qualcuno la potrà trovare,
la guarderà - per farne cosa?
Camminando la rigira su e giù
come un ferro da buttare.
Ma se lo stesso accadesse
all'amore che io provo per te,
non solo a noi, il mondo intero
questo amore mancherebbe.
Sollevato nell'altrui mano
non aprirà nessuna casa
e sarà solo una forma
e che ruggine roda.
Non da carte, astri o grido di pavone
è tratta questa predizione.
Wislawa Szymborska

La Szymborska nel 2007 venne in visita a Siena e fu accolta in una Biblioteca degli Intronati gremita di pubblico. Minuta, apparentemente fragile ma con la granitica certezza che la vita vada vissuta con grazia, conquistò tutti, lesse personalmente alcune sue poesie, connotandole dei sentimenti che l’avevano ispirata, poi fece un giro per la città catturando ogni emozione con il suo sguardo vivace e curioso.
Non potrò mai dimenticare quella figura così grande nella sua semplicità, che ci permise di immedesimarci nelle parole delle sue poesie con garbo, come una scienziata che spezzando il capello in quattro trova parole balsamiche per curare l’anima di tutti.
Le parole hanno gli effetti d’un farmaco, ecco perché le poesie aiutano il benessere della mente. Tanto più sono ironiche, aggraziate, concrete, tanto più favoriscono l’introspezione e la capacità di immedesimarsi.
Gli effetti benefici della poesia si rilevano in tutto il corpo, esse generano sensazioni positive che si riflettono su ogni organo.
“Ne uccide più la bocca della spada”, diceva un antico proverbio e Wislawa sapeva naturalmente che nessuna creatura di Dio merita umiliazioni, sminuimenti, offese, soprattutto a lungo. Soffrire per una parola, non significa essere fragili, significa semplicemente aver sopportato troppo a lungo male parole. Lei lo sapeva bene e si limitava ad accarezzare gli animi con gentilezza. Ecco il segreto del Nobel.
Commenti
Posta un commento