PNRR Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, facciamo chiarezza!!!!! ITA 🇮🇹

 Piano nazionale di ripresa e resilienza, il cosiddetto è ormai famoso PNRR. la macchina è partita, sono 191,5 miliardi di euro messi a disposizione dalla UE per trasformare l'Italia in un paese più innovativo e digitalizzato, Colao e Cingolani avvertiti, rispettivamente ministro della digitalizzazione e ministro della transizione ecologica non a caso sono stati messi due alti tecnici in questa mansione delicata per apprendere più progetti possibili da mandare alla UE per prendere denaro per sovvenzionare. Un paese rispettoso dell'ambiente, aperto ai giovani e alle donne, coeso territorialmente. Il PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza, stabilisce come queste risorse saranno investite, gli investimenti e le riforme da attuare nel periodo 2021-2026, la prima riforma, quella degli ITS Istituti tecnici superiori parte a marzo. Gli obiettivi:

  1. Riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica covid19.
  2. Contribuire ad affrontare le debolezze strutturali dell'economia italiana: divari territoriali, basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, debole crescita della produttività, ritardi nell'adeguamento delle competenze tecniche, nell'istruzione e nella ricerca.
  3. Dare impulso alla transizione ecologica.
i fondi assegnati all'Italia si dividono in sovvenzioni a fondo perduto 68,9 miliardi, e prestiti 122,6 miliardi la loro somma ammonta a 191,5 miliardi di euro. A questo ammontare, che è finanziato dall'UE, si aggiungono 30,6 miliardi di euro di risorse nazionali, messe a disposizione dal fondo complementare e 13 miliardi di euro provenienti dal programma ReactEu, insomma abbiamo un totale di 235,1 miliardi di euro da investire. I 191,5 miliardi di euro messi a disposizione dalla UE sono stati suddivisi in 6 missioni, ogni missione è suddivisa in componenti (16 in Totale) che definiscono le macroaree in cui si interverrà, a ognuna di queste componenti corrisponde un importo da investire e\o una riforma da attuare. Ora entriamo nello specifico:

  • Transizione digitale 40,32 miliardi. M1C1: digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella pubblica amministrazione che verrà destinato 9,75 miliardi. M1C2: digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo, con i suoi 23,89 miliardi. M1C3: turismo e cultura 4.0 con la destinazione di 6,68 miliardi.
  • Transizione ecologica 59,47 miliardi. M2C1: economia circolare e agricoltura sostenibile, intervento da 5,27 miliardi. M2C2: energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile, con 23,78 miliardi. M2C3: efficenza energetica e riqualificazione degli edifici, 15,35 miliardi. M2C4: tutela del territorio e delle risorsa idrica, miliardi 15,06. 
  • Infrastrutture e Trasporti 25,40 miliardi. M3C1: investimenti sulla rete ferroviaria, 24,77 miliardi. M3C2: intermobilità e logistica integrata, 0,63 miliardi. 
  • Salute 15,63 miliardi. M6C1: reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale, destinati 7 miliardi. M6C2: innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale, 8,63 miliardi. 
  • Inclusione e coesione 19,81 miliardi. M5C1: politiche per il lavoro, 6,66 miliardi. M5C2: infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore, 11,17 miliardi. M5C3: interventi speciali per la coesione nazionale e territoriale, 1,98 miliardi. 
  • Instruzione e Ricerca 30,88 miliardi. M4C1: potenziamento dell'offerta dei servizi d'istruzione: dagli asili nido alle università, 19,44 miliardi. M4C2: dalla ricerca all'impresa, 11,44 miliardi di euro.
M sta come; Missione e C sta come; componente.

Ora la domanda sorge spontanea: come fanno i soldi del PNRR ad arrivare alle imprese? la risposta è: in due modi:
  1. attraverso norme nazionali o bandi emessi dalle amministrazioni centrali, che prevedono benefici diretti per le imprese, progetti "a titolarità diretta".
  2. Attraverso bandi diretti ai comuni, di cui le imprese possono diventare fornitrici di beni e servizi i cosiddetti interventi "a regia".
Facciamo degli esempi; nel primo caso, possiamo fare l'esempio del decreto legge 152\21 poi convertito in legge, " contributi e credito d'imposta per il settore turistico" da qui al 2025 tutte le imprese che operano nel comparto turistico possono godere di un credito d'imposta fino al'80% delle spese sostenute per il miglioramento dell'offerta recettiva. Ciò significa che chi ha un albergo o un agriturismo e decide per esempio di ristrutturare le camere, fare interventi di efficientamento energetico, o eliminare le barriere architettoniche, tutti gli interventi sono dettagliati sul decreto legge, avrà uno sgravo fiscale fino all'80%.
La stessa misura prevede anche un contributo a fondo perduto fino a 40 mila euro, pari al 50% delle spese sostenute. Contributo che si eleva di ulteriori 30 mila se ci sono spese per digitalizzazione, 20 mila per le imprese giovanili e femminili e 10 mila se attivi nelle regioni del mezzogiorno. Attenzione non tutti i Bandi sono stati già emessi, lo saranno nei prossimi mesi. il cronoprogramma del 2022 prevede la spesa di 27,5 miliardi di euro, spalmati su 167 progetti, a luglio l'Italia ha ricevuto 24,9 miliardi di prefinanziamento, la cosiddetta "prima rata" che hanno consentito di partire con i primi progetti, a Luglio 2022 riceverà la seconda tranche di altri 24,9 miliardi di euro. Molto interessante è il piano nazionale Borghi, il ministero della cultura ha emanato un avviso publico che dice che entro il 15 marzo le regioni, d'intesa con il comune interessato, possono presentare un progetto pilota per la rigenerazione culturale, sociale ed economica di un borgo a rischio abbandono o abbandonato. Saranno selezionati 21 borghi, la somma totale a disposizione è di 420 milioni di euro. Altri 380 milioni sono messi a disposizione per borghi storici che vogliono realizzare un progetto di rigenerazione culturale, e altri 200 milioni saranno indirizzati a micro, piccole medie imprese che hanno sede o che intendono insediarsi nei borghi che saranno selezionati. 






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