🔇Il Punto sulla Transizione Ecologica.

 E normale sentirsi impotenti davanti a un problema dell'entità del cambiamento climatico, ma non lo siete. E non c'è bisogno di essere un politico o un filantropo per fare la differenza. In quanto cittadini, consumatori o datori di lavoro, ognuno di noi conta. Gli individui possono fare molto, dal livello locale a quello nazionale, per accelerare l'attuazione di questo programma chiamato transizione ecologica. E impossibile indorare la pillola: l'azzeramento delle emissioni non sarà gratis. Dobbiamo investire più fondi nella ricerca e abbiamo bisogno di politiche che spingano i mercati verso prodotti ottenuti con energia pulita che per il momento sono più costosi dei corrispettivi ad alte emissioni di gas serra. Risulta però difficile imporre costi maggiori oggi in cambio di un clima migliore domani. I Green Premium danno alle nazioni, e in particolare a quelle a medio e basso reddito, una motivazione forte per opporsi al taglio delle emissioni. In tutto il mondo abbiamo assistito a un caso dopo l'altro, dal Canada alle Filippine, dal Brasile all'Australia e alla Francia, di nazioni che hanno espresso chiaramente tramite il voto e l'opinione pubblica la riluttanza a pagare di più per la benzina, il riscaldamento e altri beni primari. Il problema non è che la popolazione di questi paesi vuole il riscaldamento globale. Il problema è che la preoccupano i costi che dovrà sostenere per le soluzioni. E allora come possiamo risolvere questo problema del Free Rider? Può essere d'aiuto fissare traguardi ambiziosi e impegnarsi a raggiungerli, come hanno fatto molte nazioni di tutto il mondo con l'accordo di Parigi del 2015, è facile farsi beffe degli accorsi internazionali, ma il progresso passa anche attraverso do essi: se apprezzate il fatto di aver ancora uno strato di ozono sopra la testa, potete ringraziare un accordo internazionale chiamato protocollo di Montreal. Una volta stabiliti questi obiettivi, i forum come la Cop21, ed altre,  offrono le cornici in cui le nazioni possono incontrarsi per riferire dei propri progressi e condividere le strategie che stanno funzionando. E rappresentano anche meccanismi per esercitare pressioni sui governi nazionali affinché facciano la loro parte. Quando molti governi di tutto il mondo concordano sull'importanza della riduzione delle emissioni, diventa più difficile, anche se non certo impossibile, come abbiamo visto, essere la voce fuori dal coro che dichiara: "Non mi interessa. Continuerò a emettere gas serra". Cosa si può fare con chi rifiuta di adeguarsi? E notoriamente difficile costringere una nazione a rispondere di qualcosa come le sue emissioni di CO2. Ma non è del tutto fuori discussione. I governi che adottano una carbon tax possono per esempio creare il cosiddetto Border adjustment o "adeguamento alla frontiera" facendo in modo che il prezzo dell'anidride carbonica venga pagato sia dai prodotti fabbricati all'interno dello stato che da quelli importati dall'estero, bisognerebbe comunque garantire una detrazione ai prodotti delle nazioni a basso reddito dove la priorità è favorire la crescita, non la riduzione delle emissioni già molto basse di CO2. E anche i paesi che non hanno adottato una carbon tax possono dire chiaramente di non essere disposti a stringere accordi commerciali o aderire a trattati multilaterali con chi non ha dato priorità alla riduzione delle emissioni di gas serra o adottato politiche per attuarla, anche in questo caso, con una certa tolleranza per i paesi a basso reddito, in sostanza, i governi possono dire "se volete fare affari con noi, dovete prendere sul serio il cambiamento climatico." Infine, l'aspettò ai miei occhi più importante è la necessità di abbassare i Green Premium, è l'unico modo per facilitare ai paesi a medio e basso reddito il compito di ridurre le emissioni e poi di azzerarle, e sarà possibile solo se i paesi ricchi, sopratutto gli Stati Uniti, il Giappone, e le nazioni europee tra cui l'Italia, prenderanno iniziativa, dopotutto, è qui che nasce gran parte dell'innovazione mondiale. E un altro punto molto rilevante è che abbassare i Green Premium pagati dal mondo non è un atto di carità, paesi come gli Stati Uniti non dovrebbero vedere gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo dell'energia pulita come un mero favore al resto del mondo. Dovrebbero vederli come un'opportunità per compiere scoperte scientifiche rivoluzionarie che faranno nascere nuovi settori produttivi costituiti da nuove aziende di rilievo, creando posti di lavoro e riducendo al tempo stesso le emissioni. Pensiamo a tutti i benefici derivati dalla ricerca medica sovvenzionata dai National Institutes of Health, gli NIH publicano i propri risultati in modo che gli scienziati di tutto il mondo possono trarre profitto dal loro lavoro, ma tali finanziamenti accrescono anche la produttività delle università americane ed altre situate in altre nazioni, che sono al loro volta collegate tanto alle start-up che alle grandi aziende. Il risultato è un prodotto d'esportazione, ossia le competenze mediche all'avanguardia, che creano molti lavori ben pagati in patria e solvano innumerevoli vite in tutto il mondo. Simile è stato il caso della tecnologia, dove gli investimenti iniziali del dipartimento della difesa hanno portato alla creazione di internet e del microchip che hanno permesso la rivoluzione del personal computer. E la stessa cosa può accadere nel campo dell'energia pulita. Si tratta di mercati che valgono miliardi di dollari o di euro e aspettano solo qualcuno che inventi il cemento o l'acciaio a zero emissioni e a basso costo, o un carburante liquido verde. Come ho tentato di illustrare e spiegare, arrivare a queste invenzioni e diffondere su vasta scala sarà complicato, ma le opportunità sono così grandi che vale la pena di esporsi a livello mondiale. Prima o poi qualcuno inventerà queste tecnologie, la questione è solo chi e quando. 



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