🔇Nuove Povertà 🇺🇦




L'inflazione cresce, e colpisce soprattutto i salari, fermi da trent'anni, l il governo prende tempo, mentre partiti, sindacati e Confindustria si dividono sul tema che sta diventando molto serio, addirittura c'è il rischio che diventi grave, i costi salgono per chiunque e ovunque: per le imprese, per le famiglie, per lo stato, ovviamente è la conseguenza di anni terribili di emergenza sanitaria che combacia anche coni lo conflitto che si sta svolgendo in Ucraina, questi sono stati fattori importanti e determinanti per l'economia italiana, al momento la strana maggioranza che mantiene vivo il governo Draghi ha scelto l'opinione classica: temporeggiare la situazione, dando una "mancia" da 200 euro per circa 30 milioni di Italiani fra mesi di giugno e luglio e poi si vedrà, per carità una misura importante che da ossigeno, che insieme alle rimodulazioni delle accise danno un boccata d'aria, ma pur sempre temporanee. Un paio di accortezze: non scalfire i conti pubblici e dunque le risorse arrivano da una tassa sugli extra profitti delle aziende del settore energetico, non scontentare i partiti in aspetto di campagna elettorale era inevitabile, anche per un equilibrio di maggioranza. La "mancia" la si chiama "bonus" era predisposta per pensionati e dipendenti, ma um giusto intervento di Italia Viva insieme a Forza Italia hanno imposto che fosse allargata agli autonomi cioè ai liberi professionisti con un reddito massimo sempre di 35 mila euro. Un intervento impostante che permette di aumentare la platea, in maniera da far respirare tutti in maniera omogenea, bene i partiti citati prima che hanno pensato a questa misura d'allargamento, una situazione seria quasi grave bisogna far portare scelte coraggiose e determinati in tutte le fasce. C'è un numero, infatti, che indica con chiarezza la direzione di marcia del sistema Italia, un dato che segnala la deriva di un'economia che non riesce a creare nuova ricchezza per i cittadini. Secondo i dati dell'Istat l'istituto per eccellenza, quest'anno il potere d'acquisto degli stipendi è destinato a diminuire del 5%, è questo l'effetto di un'inflazione che corre al ritmo del 6% annuo e braccia aumenti salariali che in media arriveranno all'1%. La corsa dei prezzi dell'energia, innescata dalla guerra e amplificata da un mercato che premia i speculatori, ha finito per contagiare, in misura diversa, tutti i settori produttivi. Beni e servizi, quindi, costano di più, in questi giorni vediamo un eccessivo aumento dell'energia, ma anche di materiali infrastrutturali da cemento, al sabbia, alla cola per pavimenti, ma anche la pittura e tanto altro ancora oggi se una famiglia vuole mettere su casa e costruirla da zero gli costa il 30% in più degli anni passati, basti pensare che questo aumento si sono verificati quest'anno quindi il 30% in più all'anno scorso. Per non parlare dell'aumento del gas, insomma corre l'inflazione, la più alta dall'estate del 1991, e le famiglie si impoveriscono perché le retribuzioni non reggono il passo del carovita. A pagare il prezzo più alto, però, sono i lavoratori precari, garantiti poco o nulla ed esposti al ricatto continuo di contratti a tempo determinato. Le statistiche più recenti confermano che la ripresa del 2021, più che altro un rimbalzo seguito alla recessione del Covid, ha fatto crescere di molto il numero degli occupati, ma i nuovi assunti per la metà sono contratti a termine. Il premier Mario Draghi ne è consapevole, tant'è che a Palazzo Chigi nel momento del congedo con i sindacati, la scorsa settimana, per la prima volta li ha invitati a rivedersi presto per discutere di salari, o meglio di salario minimo, comunque di aumento dei salari. Ma c'è da tener conto di un particolare molto importante: Qualunque misura di sostegno ai redditi farà aumentare il debito pubblico, e la BCE ha annunciato che l'epoca dei tassi bassi è finita. 

A marzo 2022, rispetto al mese precedente, la crescita del numero di occupati si associa alla diminuzione dei disoccupati e degli inattivi. In questo blog riporto anche dei grafici che ci fanno capire il tasso di disoccupazione e gli aumento dei prezzi, più in particolare l'indice dei prezzi per l'intera collettività. Insomma l'argomento è molto delicato sia per le componenti che si trovano al tavolo per discutere sia per i cittadini che lo vivono in prima persona, ma bisogna intervenire o meglio di smettere di favorire il lavoro precario, aumentare i salari con il taglio del cuneo fiscale, è la via più semplice da parte del governo per metter più soldi in busta paga, ovviamente con tutti i suoi rischi sopratutto sulla fiscalità generale, e siccome in Italia a pagare le tasse sono solo i lavoratori dipendenti q auliche brava azienda con i conti apposto, temo che tutto si risolva in una specie di partita di giro, con ben pochi vantaggi concreti, ecco questa bisogna evitarla, mettere in tasca i soldi per poi toglierli con altra misura non è congeniale al momento che stiamo passando. Bisogna muoversi sulle relitte finanziarie e sui profitti su questa si devono applicare tassazioni poche in Italia su queste voci troviamo grafici che riluttano che le tasse sono basse rispetto a quelle del lavoro, quindi è in questa direzione che bisogna muoversi ma Draghi lo sa bene, con lui Franco e tutta la commissione economia. Facciamo un esempio concreto, odierno, in questi mesi di boom dei prezzi dell'energia c'è chi sta guadagnando tantissimo, e allora cerchiamo di colpire questi profitti frutto di speculazione. Vorrei ricordare che gran parte del gas che arriva in Italia, a cominciare da quello russo, viene pagato sulla base di vecchi contratti di fornitura a prezzi di molto inferiori na quelli correnti sul mercato spot, questi ultimi prezzi però sono i prezzi di riferimento applicati al consumatore finale. Quindi c'è un margine enorme di guadagno per importatori e distributori. E bene ha fatto il governo ad aumentare il prelievo fiscale con il decreto di lunedì scorso, per pianificare e rimodulare questa voce, bene anche Italia Viva e Renzi che mettono o in evidenza il vero pericolo che si incombe, bene che metto in evidenza il settore della produttività che non cresce perché si investe poco in tecnologia, il tessuto produttivo è dominato di imprese piccole e poco dinamiche che cercano di competere tagliando il costo del lavoro. 


ISTAT

L’aumento dell’occupazione (+0,4%, pari a +81mila) coinvolge le donne, i dipendenti e le persone con più di 24 anni di età; l’occupazione rimane sostanzialmente stabile tra gli uomini, mentre diminuisce tra gli autonomi e i più giovani (15-24 anni). Il tasso di occupazione sale al 59,9% (+0,3 punti).Il calo del numero di persone in cerca di lavoro (-2,3%, pari a -48mila unità rispetto a febbraio) si osserva per le donne e nelle classi d’età centrali. Il tasso di disoccupazione scende all’8,3% nel complesso (-0,2 punti) e sale al 24,5% tra i giovani (+0,3 punti). Il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce (-0,6%, pari a -72mila unità) per gli uomini, le donne e per tutte le classi di età. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2 punti). Confrontando il primo trimestre 2022 con quello precedente si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 133mila occupati in più. La crescita dell’occupazione registrata nel confronto trimestrale si associa alla diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-6,0%, pari a -136mila unità) sia degli inattivi (-0,4%, pari a -54mila unità). Il numero di occupati a marzo 2022 è superiore a quello di marzo 2021 del 3,6% (+804mila unità); l’aumento è trasversale per genere, età e posizione professionale. Il tasso di occupazione è più elevato di 2,8 punti percentuali. Rispetto a marzo 2021, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-16,6%, pari a -412mila unità) e il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-5,5%, pari a -747mila).





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