Francia 🇫🇷 Mèlenchon-Macron

 Ci sono alcuni settimanali, giornali, che giustamente analizzano le elezioni francesi, tra vincitori, perdenti, tra ascese e discese, chi può aiutarci a capire è il dato, i dati sono inconfutabili ma nel loro interno gira un vertiginoso aumento di capitale propagandistico che impone l’agenda dei governi, di qualsiasi sia la sua estrazione ideologica. Nelle ultime elezioni francesi i giornali intitolano cosi la vicenda o meglio i risultati: “C’è vita a sinistra almeno in Francia” io direi di partire da questo che sintetizza tutto il momento francese ma può essere un mantra anche da noi Italia. Almeno in Francia, benchè i numeri in politica siano opinioni, è difficile minimizzare, come alcuni fanno, l’ottimo risultato di “Nupes” acronimo che sta per “Nouvelle Unione Populaire écologique te sociale”, la coalizione che raggruppa i socialisti, comunisti, ecologisti, radicali di sinistra, e ha come leader il tribuno Jean-Luc Mèlenchon e poco importa se, come dice il ministero dell’interno, al primo turno delle legislative di domenica scorsa, il gruppo sarebbe arrivato secondo di un’incollatura dietro “Ensemble” la formazione che fa capo al presidente della Repubblica Emmanuel Macron si sarebbero date di santa ragione ricordando che il primo diede una mano a Macron al ballottaggio di un mese fa, ma andando in percentuale 26,11% Ensemble contro 25,88% Nupes schieramenti di sinistra tutte e due ma con la variante del centro. Il centrodestra non pervenuto. Ed su questa ultima dinamica che bisogna ragionare, uniti al centro si vince contro le destre e la Francia e la palese ed oggettiva realtà dei fatti, due schieramenti ideologicamente uguali come principio di sostanza, per giunta venuti in aiuto per quanto riguarda le presidenziali, ma equidistanti come coalizioni e idee, il fatto rilevante che Mèlenchon è riuscito nell’impresa di riunire sotto la stessa bandiera i riformisti scappati all’interno dei socialisti e dei residui di comunisti radicali, non frumentando si si sono fatti l’argo nella sfera di centrosinistra appigliandosi al secondo posto dirtelo alla coalizione di centro i riformista di sinistra di Macron facendolo tremare. Si consolida, In Francia una tendenza tripolare pericolosa per la governabilità, il bene supremo che dovrebbe garantire il sistema a doppio turno, se a sinistra è Mèlenchon il punto d’attrazione, se al centro il capo dello stato è ovviamente il campione dei moderati, all’estrema destra è Marine Le Pen a crescere di un milione di voti e a sperare di poter formare un gruppo parlamentare come non avviene dal 1986. Insomma bisogna stare attenti a queste divisioni perché le spaccature interne possono solo causare tensioni nell’elettorato di sinistra qualsiasi sia la loro estrazione, moderata o estrema ma sempre di sinistra è. Chi fa capolino al centro, come posizione politica, si vince, sia le presidenziali che le legislative in Francia lo dimostrano scremando il dato ed le coalizione a sostegno. Macron deve cercare di assecondare qualche buona iniziativa di Mèlenchon che vuole ad esempio il salario minimo, una attenzione sull’inflazione, ed una riforma sulla pensione, cose che nei moderati di sinistra di Macron possono tranquillamente fare, anzi ampliandola con qualche novità in merito. E tuttavia la nutrita compagine di Mèlenchon sarà in grado di esercitare con qualche successo il suo lavoro sia di opposizione che di aiuto alla maggioranza “amica” di Macron ripeto sostenuto alle presidenziali al ballottaggio contro Marine Le Pen. Un quadro in ogni caso inedito nel recente passato perchè i presidenti della repubblica hanno sempre goduto di una larga maggioranza e hanno potuto legiferare con agio. Si gioca molto, nel giugno francese. Sopratutto la sinistra europea guida con interesse un esperimento che ha qualche parentela con il precedente di Syriza in Grecia, non per caso tra gli entusiasti di Nupes c'è Yanis Varoufakis, lo ricordate in ministro greco dell'economia quello della Troika per intenderci. Ad Atene nacque la democrazia, a Parigi si inventarono il dualismo destra-sinistra. Non è un caso che in questi due paesi stavolta si elaborino formule fantasiose. Ora a te la palla Macro, la tua prossima decisone non solo rende protagonista la Francia in Europa ed delle politiche internazionale, conflitto a parte, ma anche alluso interno della Francia, il dualismo deve portare decisone riformista. 

Passiamo alla cronaca al suo interno:

Chi ha vinto il primo turno delle elezioni legislative in Francia? La domanda divide ancora il Paese, con la coalizione di centrosinistra che rivendica il successo, almeno nelle percentuali di consensi, e accusa il ministero degli Interni di aver "truccato" i dati per favorire il partito di governo. Un'accusa che buona parte dei media ritengono fondata da valide ragioni. Ma al di là del risultato parziale, per Emmanuel Macron si apre una settimana di fuoco in vista del secondo turno, che stabilirà la composizione dell'Assemblea nazionale e che potrebbe "balcanizzare" il parlamento lasciando il presidente senza una maggioranza di riferimento per i prossimi 5 anni.

Già, perché il sistema francese prevede collegi uninominali dove i singoli deputati vengono eletti sulla base di due turni. L'alta soglia di sbarramento al primo turno (50% dei voti, ma solo se l'affluenza ha superato il 25% degli aventi diritto) comporta nei fatti che quasi tutti i collegi debanno passare per il ballottaggio: le urne che si sono chiuse domenica sera, infatti, hanno consegnato solo 5 deputati eletti su 577. La percentuali di voti ottenuti a livello nazionale, dunque, non incide sui risultati definitivi, ma ha senza dubbio un importante significato politico.

Lo ha in particolare per la Nouvelle Union populaire, écologique et sociale (Nupes), ossia la coalizione guidata dal partito di sinistra France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, che ha messo insieme socialisti, verdi e il Partito comunista. Dopo aver sfiorato il ballottaggio alle elezioni presidenziali, e aver indirettamente dato mandato ai suoi elettori di votare Macron al posto della candidata di destra Marine Le Pen, Mélenchon si è presentato alle legislative con l'obiettivo dichiarato di sfidare il neo ri-eletto capo dell'Eliseo e incidere sulle scelte politiche del nuovo governo. 

Stando ai risultati diffusi dal ministero degli Interni, il partito di Macron (l'ex République en marche, ribattezzato per l'occasione Ensemble, ossia "insieme") ha chiuso il primo turno in leggerissimo vantaggio su Nupes (25,75% dei voti, contro il 25,66%). Peccato che nella stima del ministero non siano stati considerati alcuni candidati di sinistra, le cui preferenze sono state conteggiate per i singoli partiti e non per la coalizione. Un metodo sbagliato anche per i giudici del Consiglio di Stato, che avevano accolto un ricorso di Nupes alla vigilia del voto invitando il ministero a rispettare la richiesta di un "brand unico" da parte della coalizione di centrosinistra.  

Buona parte dei media, dunque, hanno seguito il Consiglio di Stato, e rivisto i calcoli del ministero (già sotto accusa di recente per le informazioni non proprio corrette sulla gestione fallimentare della finale di Champions league a Parigi). Per esempio, l'autorevole Le Monde ha stabilito che, conteggiando tutti i candidati di Nupes, la coalizione raggiungeva il 26,1% dei voti contro il 25,8% di Insieme. In altre parole, Mélenchon può rivendicare che la sua coalizione è la prima forza politica del Paese. Il Rassemblement national di Marine Le Pen, che era riuscito a superare di un soffio proprio Mélenchon al primo turno delle presidenziali, si è attestato al 18%, in calo rispetto a quel turno. I Repubblicani, il partito moderato che ha guidato a lungo il Paese, si sono fermati all'11%. Male l'altro sovranista di Francia, Eric Zemmour, che non ha raggiunto il ballottaggio nel suo collegio.

Quella di Mélenchon rischia però di essere una vittoria di Pirro: un conto sono i voti raggruppati su scala nazionale, un altro è il gioco delle alleanze nei singoli collegi, che di solito premia i partiti con maggiore tradizione locale e che nel 2017 aveva permesso a Macron di bissare il successo alle presidenziali ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi dell'Assemblea. Secondo Le Monde, i candidati di Nupes dovranno adesso "affrontare una situazione senza precedenti": il rischio di veder sorgere contro di loro una sorta di cordone sanitario, un “fronte anti-Mélenchon”.

Il leader della sinistra è stato spesso presentato dai suoi avversari come un antieuropeo, ammiratore del presidente russo Vladimir Putin e dell'ex capo di Stato venezuelano Hugo Chavez. Di sicuro, la France insoumis di Mélenchon è critica nei confronti delle politiche economiche e finanziarie europee, in particolare l'austerity, ma non ha mai sposato l'idea nazionalisti di una uscita dall'Ue, come ha fatto invece, almeno fino a qualche anno fa, la destra di Le Pen. Inoltre, Nupes ha al suo interno socialisti e verdi, partiti profondamente europeisti. Senza dimenticare l'appoggio indiretto di Mélenchon a Macron proprio contro Le Pen.

Tutte considerazioni che non hanno convinto finora il partito del presidente "restituire il favore" al leader della sinistra: alla domanda su chi sostenere nei collegi dove il ballottaggio è tra un candidato di Nupes e uno di Le Pen, i leader di Insieme si sono limitati a dire che valuteranno "caso per caso". Per l'ecologista Yannick Jadot, si tratta di una scelta "scandalosa". Una scelta che però, dati alla mano, è chiaramente dettata dalla paura di Macron non solo di perdere la maggioranza assoluta (eventualità oramai abbastanza assodata, secondo gli analisti), ma di dover fare i conti con le richieste di Mélenchon, che continua a rivendicare il ruolo di premier, già affidato alla fedele Elisabeth Borne.

Secondo le proiezioni attuali, Nupes potrebbe conquistare tra i 150 e i 190 seggi. Ottenere i voti dei macronisti laddove Insieme non è al ballottaggio rischia di spingere i risultati effettivi verso la parte alta della forbice. Il partito di Macron, invece, potrebbe perdere tra i 50 e i 100 seggi rispetto a oggi: una débacle che rischia di non venire compensata dai Repubblicani, il partito moderato più in linea con le posizioni di Insieme. A quel punto, per avere una maggioranza stabile, Macron dovrà scendere a patti o con Nupes o con Le Pen.

Nel primo caso, per il liberale capo dell'Eliseo si tratterà di rivedere importati pezzi del suo programma economico e sociale. Nel secondo caso, il leader europeista rischia di rompere il patto repubblicano che ha finora estromesso la destra estrema dal potere. E di agire in patria contro quei valori professati in Europa. 



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