Un Libro da leggere Francesca Mannocchi "Bianco è il colore del danno"
Ci sono libri e libri, avvolte ci lasciamo prendere dagli ideali politici, avvolte dai libri intervista dei giornalisti avvolte faziosi avvolte spiegano le cose come vogliono secondo la loro visione, avvolte ci sono libri fantastici di giornalisti, inviati, che tic lasciano sbalordito ed è il caso di Francesca Mannocchi con il suo libro da titolo "Bianco è il colore del danno" preannuncio che ero scettico nel comprarlo, o meglio, non era nelle mie corde, leggo attualità politica, scandali, narrativa e saggistica politica ed economica nonché geopolitica tutto contornato da sani libri apri pista per il futuro del nostro paese, sono un visionario della vita in generale cerco di prendere per buono tutto ciò che leggo estrapolando le nozioni che mi interessano, ma questo libro mi lascia veramente sconvolto, un libro molto toccante ma sopratutto riflessivo, che ti lascia veramente con il pensiero sospeso. Francesca la conosciamo bene sopratutto in questo periodo storico di guerra inviata in Ucraina in collegamento con il Tg la7 è tutti le trasmissioni di approfondimento giornaliero della televisione di Urbano Cairo, una inviata molto competente, giornalisticamente parlando vigile al dovere di telecronista e fotoreporter, ci racconta immagini raccapriccianti ma sopratutto tutto ciò che non vorremo mai vedere, ma lei da brava giornalista inviata, cerca di dare voce attraverso i racconti e le immagini, scrive per l'Espresso e collabora da anni con numerose testate, italiane e internazionali, e televisioni. Ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Yemen, Libano, Siria, Tunisia, Egitto, Afganistan, ed ultimo l'Ucraina, ha vinto vari premi giornalistici, ma il punto è questo libro, un libro che racconta la sua vita che incontro il suo nemico immaginario, la sua patologia, la sua convivenza perché questa patologia cronica per il quale non esiste cura. ma la sua forza ci pone delle riflessioni la malattia cambia, è cambia il suo modo di essere madre, figlia, compagna, cittadina. Ma sopratutto ci interroga che cosa significa sanità pubblica e privata, distingue da chi può e non può, classifica le persone attraverso un numero oppure secondo la denuncia dei redditi. Insomma la spinge a indagare su se stessa a domandarsi come crescere suo figlio Pietro correndo il rischio di diventare disabile all'improvviso e non potersi occupare di lui come prima. Essere "malata" l'ha costretta a conoscere il paese attraverso le maglie della sanità e ad abitare una vergogna privata e collettiva che solo attraverso l'onestà senza sconti della letteratura lei ha trovato il coraggio di racontare. Un libro veramente interessante ma anche molto toccante, in questi anni di patologia ha imparato che per mantenersi in equilibrio con l'infedeltà del corpo, provare a perdonarla, e accettare la malattia, si attraversano varie fasi. Che bisogna attraversare il rifiuto e la collera, scendere a patti con l'ingiustizia, addentrarsi in una depressione cita, e poi, se il pieno delle tappe precedenti si è svuotato, la persona può accertarsi per quella che è, o meglio per quella che è ormai: malata. La verità è che la tolleranza la impari un pò alla volta e lei, ancora oggi, la maneggia a intermittenza. Un libro che in fa pensare a tante di quelle persone che non possono permettersi esami, analisi, ecografie e risonanze con o senza mezzo di contrasto che sono costrette ad aspettare il loro tempo ma se nel caso fossi previsto di denaro il giorno dopo come per magia esce il posto per fare tutto ciò che si debba fare, una sanità di classe A e classe B ma direi anche classe C. Intanto i mei complimenti va alla giornalista, madre, figlia, compagnia, cittadina Francesca perché il suo dolore raccontato deve fare aprire gli occhi a tutti e mai vergognarsi davanti ad una malattia, il suo modo di pensare ed interrogassi deve indurre a tutti nel combattere giorno per giorno per la sopravvivenza e la permanenza in questa vita e mondo. Sono di una visone ottimista è credo che Francesca abbia fatto benissimo a raccontare la sua patologia con diverse sfaccettature che ti implicano pensieri, preoccupazioni, dubbi sopratutto ad una donna. Le donne, e qui potremmo aprire un capitolo a parte, sono il presente il futuro di questo paese chiamato Italia, la loro forza il loro carisma, la loro carriera sono l'apice della vita in generale e chi vi parla è un uomo che scrive. Il suo danno di colore bianco diventerà rossa, verde, giallo, marrone, nero, o tutti i colori dell'arcobaleno ma non ci sarà mai un colore che può collocarti sia la malattia che la tua vita, ma il tuo carattere si, quello può combattere può renderti determinata può raccontare le tue sofferenze, ma può educare Pietro ad essere forte come te, una donna come te che pone la sua malattia come esempio di divulgazione può solo indire a tutti i cittadini di qualsiasi sesso di evidenziare i limiti, le paure, le emozioni, per raccontarli ed essere esempio per un domani migliore. Brava Francesca sono contento di aver letto questo libro, mi hai fatto emozionare e nello stesso tempo pensare alla vita, come è bello vivere la vita anche da malato, perché non c'è cosa più bella che vedere crescere tuo figlio con tutte le paure del caso. Brava Francesca per il tuo coraggio, la tua determinazione, per il tuo nemico che sta li ed osserva ogni tua mossa, complimenti per il tuo lavoro il tuo pericolo nelle zone "rosse" complimenti per tuo figlio, anche se non lo conosco, per avere una mamma come te. Colgo l'occasione per aver seguito su una discussione che già tempo fa facevo su questo blog sulla sanità publica e privata, nel 2022 non si può concepire ancora una sanità di classe, scorporata mediante il reddito, oppure che usufruisce di denaro ben venga nella sana sanità, no non è cosi che funziona e allora mi interrogo pure sulla questione Mes se era opportuno prendono o meno, mi interrogo quando porto mio figlio al pronto soccorso è trovo una competenza scarna con carenza di personale, mi interrogo sui luoghi e sui macchinari a disposizione, funzionante o meno, mi interrogo sulle carriere, sulla scienza e tecnologia, sulla ricerca e su i suoi investimenti, sui studi da fare, insomma mi interrogo da Italiano come Francesca che con la sua malattia cerca di capire me apre gli occhi su che mondo siamo. Voglio essere chiaro la sanità così com'è non va bene, ma la malattia di Francesca deve essere uno spiraglio per fare bene e meglio. Intanto auguro a Francesca una buona convivenza ma sopratutto di crescere Pietro con i sani valori della vita insieme al suo compagno.

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