👉 la Situazione a destra e non solo 🇮🇹

Anche nello squallore generale che inevitabilmente trasmettono sempre le fasi di abboccamento pre-elettorale, riescono comunque a spiccare quelle decine di ragazzotti entrati in Parlamento nel 2013 vomitando insulti contro i politici di professione e i costi della politica, i quali, ora, pure dopo ben 10 anni di Parlamento, si dividono tra quelli che inseguono un terzo mandato e quelli che si aggrappano alla promessa di un posto retribuito dal partito con i soldi pubblici dei gruppi parlamentari.
Una fine ingloriosa stra-meritata della quale due terzi di elettori possono giustamente dire che era anche stra-certa sin dal principio, mentre un terzo può solo tacere, ma anche consolarsi del fatto che il prossimo giro sarà davvero impossibile scegliere peggio della scorsa volta. Un anno fa, il Partito Democratico giudicava follemente irresponsabile mettere in discussione l’imprescindibile Conte, anche se metterlo in discussione significava, in modo invero evidente anche ai meno sofisticati, creare le condizioni politiche per l’arrivo certo e inevitabile di Draghi, al di là delle dichiarazioni ufficiali.
Ora il Partito Democratico liquida politicamente quello stesso Conte perché è follemente irresponsabile mettere in discussione Draghi.
In questo secondo passaggio politico, il Partito Democratico ha certamente molte più ragioni che nel primo, ma è l’insieme dei due a darci una visione chiara di come in questo Paese non esistano soltanto i qualunquisti che fanno opposizione facile.
Esistono anche le forze politiche che fanno, eccome, qualunquismo di governo, nel senso che qualunque governo va bene, basta starci dentro e che vada avanti. Almeno questo è il quadro che oggi ci fornisce l'esercizio creato dai partiti ed il loro comportamento. La semplice verità è che Matteo Salvini è impresentabile per qualunque ruolo di governo: il caso dei rapporti con i russi e del possibile interesse di Mosca alla caduta dell’esecutivo di Mario Draghi è solo l’ennesima conferma. Che va interpretata così: anche in un futuro, molto probabile, governo di centrodestra a trazione Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, Salvini deve essere tenuto ai margini. Perché nessuno può fidarsi di lui. La sua credibilità politica, se non la sua carriera, è finita da tempo. La semplice verità è che Matteo Salvini è impresentabile per qualunque ruolo di governo: il caso dei rapporti con i russi e del possibile interesse di Mosca alla caduta dell’esecutivo di Mario Draghi è solo l’ennesima conferma. Che va interpretata così: anche in un futuro, molto probabile, governo di centrodestra a trazione Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, Salvini deve essere tenuto ai margini. Perché nessuno può fidarsi di lui. La sua credibilità politica, se non la sua carriera, è finita da tempo. I fatti. Jacopo Iacoboni, su La Stampa, torna sui contatti tra il leader della Lega e l’ambasciata russa dopo l’inizio della crisi ucraina, rapporti rivelati da Domani a fine maggio. Iacoboni dice di aver “visionato” documenti di intelligence nei quali c’è traccia delle domande del funzionario Oleg Kostyukov a al consulente di Salvini, un certo Antonio Capuano, sull’intenzione o meno della Lega di far dimettere i propri ministri dal governo Draghi. Nel suo articolo Emiliano Fittipaldi ricostruisce tutti i dettagli di quello che sappiamo sui monitoraggi incrociati tra servizi di intelligence, verità accertate, fatti plausibili e millanterie. A differenza di quello che dice Salvini, il sottosegretario ai servizi segreti, Franco Gabrielli, non ha smentito le interlocuzioni tra il leader leghista e i russi – straconfermate anche dagli stessi russi – ma soltanto di essere la fonte di quelle notizie, visto che la nota ufficiale si limita a contestare «l’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni tra l’avvocato Capuano» e l’ambasciata russa. Qui però è importante indicare il senso politico di quello che sta succedendo: l’uscita della notizia (sulla Stampa Iacoboni fa esplicito riferimento anche al monitoraggio americano delle mosse di Salvini, che certo non passava inosservato) e le reazioni indicano una interpretazione univoca. A differenza di Salvini, Meloni parla inglese bene, si è mossa con discrezione, ha costruito una cortina di solido atlantismo filoamericano intorno alle proprie ambizioni politiche: ha rafforzato il profilo di Adolfo Urso, nome istituzionale di Fratelli d’Italia e presidente del comitato parlamentare che vigila sull’intelligence, le sue sponde internazionali sono in Polonia, che con Jarosław Kaczyński è la base dell’antiputinismo più intransigente.ì Per quanto sembri paradossale per la leader dell’unico partito di opposizione, Meloni ha sempre coltivato un rapporto di rispetto e cortesia istituzionale con Mario Draghi, che non ha trasmesso dubbi sulla collazione geopolitica di Fratelli d’Italia mentre ha sempre evocato diffidenza per le manovre della parte di Lega ancora putiniana. Meloni cerca quindi di trarre profitto dalla caduta dell’alleato Salvini, un emarginato nella sua stessa coalizione come nel mondo. Ma soltanto la fragilità dell’opposizione le permette di reggere quello che è soltanto un bluff: Meloni stessa non può essere garante di alcuna affidabilità dell’Italia in politica estera finché i suoi partner di coalizione sono il putiniano Salvini e il declinante Silvio Berlusconi, che per tutta la prima fase della guerra in Ucraina è rimasto muto pur di non criticare l’amico Vladimir Putin con il quale aveva consolidato la dipendenza energetica dell’Italia dalla Russia a inizio anni Duemila. Insomma questa campagna elettorale è molto influenzata sulla geopolitica del momento, la politica estera portata avanti da Draghi era corretta e funzionale al momento storico che stiamo passando, credo che l'influenze russe dal canto suo destabilizzeranno molto il voto italiano e credo anche che i cittadini elettori sono consci del pericolo, fiutano il momento per selezionare il loro voto, proprio per questo Salvini è molto preoccupato del suo rapporto non solo personale con gli ambienti russi ma anche la stasse base e amici nonché senatori della lega che non solo esplicitano in favore di Putin ma lo sostengono e lo sostenevano le sue scelte, hanno anche una fitta rete di interessi, vedere lo scandalo, se cosi si può chiamare di queste ore, ma non solo ricordiamoci i 49 milioni che ancora oggi non sappiamo che fine hanno fatto, per non per non parlare, ancora, di scambi commerciali favori e tanto altro ancora che la lega ebbe ed ancora ha con la Russia anche per il desolo del populismo estremo, ed a oggi queste storie si pagano con il consenso. Mentre la Giorgia Meloni vuole portare il modello Orban in Italia, che dio c'è ne scongiuri, solo questo dovrebbe far pensare cosa significa l'estrema destra al governo in questo momento storico. Mi meraviglio dell'ala moderata costituita da Forza Italia e gli ex UDC che si sono fatti convincere dall'estrema destra, un ala moderata non può assolutamente condividere una politica estera di Orban oppure di Putin ma combatterla in Europa. Insomma sicuramente sarà una campagna elettorale molto particolare con all'interno molto di politica estera e geopolitica del caso, ma anche migranti e tanto altro dove le altre forze politiche sopratutto di centro possono scongiurare una Europa divisa. 

Dai Giornali la riflessione più importante:
BRUXELLES - ROMA  C'è un derby tutto italiano che si sta giocando in queste ore sulla scia dello strappo tra Viktor Orbán e il Ppe. Protagonista della partita, la destra tricolore in Europa. Che si contende l'autocrate di Budapest. Da un lato Giorgia Meloni spalanca le porte dei suoi Conservatori, partito che presiede a Bruxelles e che all'Europarlamento esprime i 60 deputati dell'Ecr, con i polacchi di Jaroslaw Kaczynski a farla da padrona. Dall'altra c'è Matteo Salvini, che nella video telefonata di mercoledì scorso con il premier ungherese ha rilanciato il suo vecchio pallino: un nuovo partito sovranista europeo con gruppone parlamentare unico destinato a diventare il secondo dopo il Ppe. Piccolo particolare: i Conservatori europei dovrebbero sciogliersi per dar vita alla nuova creatura. Addio Ecr, con la sua tradizione e la sua storia da destra liberista europea oggi confluita nella narrativa dei "sovranisti di governo".



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