👉Facciamo i conti in casa Pd

 Sull’imposta di successione c’è qualcosa che non funziona a livello comunicativo. In Italia, un figlio che eredita dai genitori non paga imposta di successione fino a 1 milione di euro e paga il 4% sul valore eccedente 1 milione di euro. Pochissimi superano 1 milione di euro anche nella media borghesia, perché gli immobili si calcolano al valore catastale (non a quello di mercato) e le partecipazioni nelle società non quotate si calcolano al valore del patrimonio netto contabile (non a quello di mercato). Se in un contesto del genere venisse aggiunto che oltre i 5 milioni di euro l’aliquota passasse, ad esempio, dal 4% al 10%, si starebbe facendo un’operazione che riguarderebbe chi eredita come minimo una dozzina di immobili e/o alcuni milioni di fondi e attività finanziarie. Come esponente di quella micro-fetta di popolazione che dichiara redditi di lavoro molto elevati e non ha grandi patrimoni alle spalle (ne’ li avrà mai visto che metà reddito mi viene cortesemente “sequestrato”), non capirò mai perché una proposta di questo tipo venga guardata con orrore. Forse perché sono di più coloro che hanno redditi di lavoro molto bassi, ma hanno già grandi patrimoni alle spalle. Oppure il Pd che è l'artefice di questa proposta la spara in campagna elettorale in maniera fresca, ciò è certo che propore una cosa del genere viene meno un elettorato borghese oppure denominare il partito della tasse ora il punto è: il partito democratico deve spiegare bene questa funzione, questa posposta, pecche i cittadini non lo hanno recepita, dei per se può essere una buona idee, ma deve essere catalogata e spigata nei minimi dettagli, fatta così crea difficoltà, si creano dissapori.  Non vedo altre risposte possibili, a parte l’ottusità indotta da un dibattito politico in cui si ragiona per partito preso. Un'altra versione per capire questa proposta può essere: Non va bene come è stata proposta e presentata, non è accettabile che si parta sempre dal chiedere e poi non si faccia il dovuto o si facciano dei danni e che a tutto ciò non si risponda. Occorre che la politica diventi più snella, più efficiente, quindi più responsabile e competente e che resti con i piedi per terra ascoltando i bisogni delle persone e provvedendo quindi a quelli. L’annuncio di Letta è irricevibile anche per come è stato lanciato mediaticamente. Chiaramente voleva strizzare l’occhio ai ragazzi...e anche questo infastidisce. Piuttosto si creino opportunità e non solo ai ragazzi, ma a tutto il Paese. Bè come la vogliamo mettere mettere la cosa crea confusione, queste cose devono essere sviscerate in una certa maniera ed in modo semplice e dettagliato. 
Oggi assistiamo , sempre nel Pd un attribuirsi di seggi con metodo renziano che all'epoca era tanto criticato, ricordo che il metodo Renzi fu contestato Inn maniera feroce, nonché frustato dalla base del Pd stesso, autentici attacchi alla persona Renzi, oggi tutti zitti perché Letta fa la stessa cosa ora dov'è la morale la doppia morale, va benissimo perché le strade sono state sancite dalla divisone e dalla nascita del partito di Renzi ad oggi insieme a Calenda, ma la morale è qualcosa di significativo e oggettivo caro segretario del PD. In più c'è la questione Di Maio: A causa dei veti posti da altri alleati di coalizione, Luigi Di Maio, teoricamente leader di un movimento, che dovrebbe (avrebbe dovuto) presentare le proprie liste, correrà come candidato protetto in una lista diversa da quella che dovrebbe (avrebbe dovuto) capitanare.
Giustamente a nessuno fregherà nulla (e potete fermare qui la vostra lettura), ma a me ricorda moltissimo quel che mi accadde nel 2018, quando, da segretario di Scelta Civica, portai il nostro movimento nella coalizione di centrodestra (in assenza di un centro autonomo, quella è sempre stata la mia scelta anche da elettore), subendo i dileggi e i veti pubblici di un Salvini all’epoca invasato.
Come sempre accade in questi casi, anche a me proposero al fotofinish una candidatura singola, ma proprio non me la sentii di fare in un modo così scostumato il capitano che abbandona la nave e l’equipaggio al suo destino e mi rassegnai a restare insieme agli altri, che si erano comunque fidati del sottoscritto, nelle debolissime liste che avevamo costruito sotto il fuoco anche “amico”.
Non sono stato ovviamente rieletto, mentre Luigi Di Maio lo sarà e penso in effetti che, date le rispettive priorità, avremo fatto entrambi il meglio che potevamo fare per noi stessi. Quando si sarà chiusa la pagina delle alleanze e delle liste e si comincerà a fare campagna elettorale sui programmi, partiranno le consuete bordate da parte del PD nei confronti del centrodestra che fa condoni fiscali e non spinge per la lotta all’evasione fiscale.
Quello sarà il momento di ricordare che era il PD al governo nel maggio 2020, con tanto di proprio Ministro politico dell’Economia, quando fu scritta e votata la norma originaria per la monetizzazione dei bonus edilizi che prevedeva zero controlli preventivi e che ha consentito di generare quasi 6 miliardi di euro di frodi fiscali prima che venisse corretta a fine 2021.
Se quella norma l’avesse fatta il centrodestra, PD e 5 Stelle non avrebbero remore a definirla un regalo voluto, anziché un errore imperdonabile.
Personalmente sono convinto che fu “solo” un errore imperdonabile.
E sarà appunto il caso che gli elettori non lo perdonino, tanto più se dovessero tornare a insegnare ex cathedra la moralità fiscale agli altri. Insomma per Letta Una papessa straniera, per il Pd comincia la campagna elettorale più drammatica di sempre, con da un lato il centro non insignificante anzi tutt'altro che morto io direi vivo molto vivo, in parallelo al voto si sta formando la corsa alla segreteria con la coppia Bonaccini Elly Shelein in testa. Questa può essere una soluzione per ricompattare tutto il centrosinistra, la vicepresidente dell'Emilia Romagna è il volto su cui si punta anche l'aria più centrista del PD per riconciliare il partito con chi lo ha abbandonato.
Faccio un'apollo alle forze centriste eualla capitanata da Renzi-Calenda: Tante proposte di riduzione del prelievo fiscale al centro di tutti i programmi elettorali, rigorosamente senza indicazione delle risorse necessarie per attuarle.
Silenzio tombale invece su proposte fiscali che riguardano il “modo di fare fisco”, la cui attuazione non necessita di risorse, solo di volontà politica.
Sarebbe mille volte più credibile (e dimostrerebbe molta più conoscenza dei temi di cui parla) un programma che metta al centro la modifica dei parametri di valutazione dell’Amministrazione finanziaria, spostandoli dal puro e semplice gettito alla discriminazione qualitativa del risultato in base al tipo di recupero effettuato.
Solo così smetteremo di avere una Amministrazione finanziaria più attenta a contestare quel che viene dichiarato, piuttosto che scovare ciò che non viene dichiarato; una Amministrazione finanziaria più attenta a perseguire chi è apparentemente nullatenente tra prestanome e società apri e chiudi, piuttosto che concentrata su chi possiede in modo trasparente beni che, in virtù di questa trasparenza, è più facile individuare e sequestrare.
Di questi temi, però, ben pochi parlano, perché, alla fine, ben pochi sanno di cosa parlano.



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