Parliamo di Banche (istituti bancari) 📉🏦
Parliamo di Banche, istituti di credito, che in questo periodo stanno facendo il bello ed il cattivo tempo, senza paracadute direi; tassi in salita banche in festa. Bilanci record, super dividendi, boom in borsa dopo anni di sofferenze, per le aziende di credito la ripresa degli interessi è una nuova età dell'oro, che è solo all'inizio, a farne le spese, come sempre, sono imprese e famiglie, che si vedono alzare mutuo e prestiti con tassi d'interesse molto alti e per chi sta già pagando si vedrà alzato la rata del 10\15% se non di più, dipende dall'istituto di credito dove si è stipulato il prodotto finanziario. Insomma in economia c'è un ritorna di fiamma della Finanza speculativa. I cinque più importanti istituti di credito nazionali; Intesa, Unicredit, BancoBpm, MPS, e Bper, hanno chiuso il 2022 con utili di 12,7 miliardi. Un aumento del 65% rispetto al 2021 roba da brividi visto il numero complessivo, l'autorità europea (Eba) raccomanda ancora prudenza e accantonamenti, restano i rischi sulla crescita, sull'energia e sui prezzi dovuti alle guerre, basti pensare non solo al gas, ed alle energie, ma anche alle materie prime importate ad esempio il pelle abbiamo avuto un aumento del 100% lo scorso anno ed ora che si sono trovati altri canali stiamo tornati alla quasi normalità anche grazie ad accantonamenti e magazzini pieni di non venduto ed non solo per questo determinato fattore, siamo in una crisi non solo per la guerra ma per una inflazione impazzita anche da prodotti non derivanti dai luoghi colpiti ma da diversi fattori che riguardano trasporti e svariate dinamiche che attanagliano la crescita esponenziale dei prezzi, calcolando che c'è anche chi ci marcia e le truffe sono dietro l'angolo. Effetto tassi sui profitti, margine d'0interesse in milioni di euro delle cinque principali banche italiane:
Intesa nel 2021 7.971 nel 2022 9.500 una crescita del +19,2%
Unicredit 2021 9.019 nel 2022 10.692 una crescita del +18,6% la banca di primato direi
BancoBpm 2021 2.041 nel 2022 2.314 una crescita del +13,4%
MPS (Monte Dei Paschi di Siena) 2021 1.221 nel 2022 1.538 una crescita del +26% visto le sue difficoltà
Bper 2021 1.505 nel 2022 1.826 una crescita del +21,3%
diamo i numeri totali di questo aumento: 1.835 miliardi di euro il valore dei depositi nelle banche italiane a fine 2022, in calo di 25 miliardi rispetto a un anno prima. Il +48% l'aumento dell'indice dei titoli bancari in borsa di Milano negli ultimi sei mesi. Il +65% l'aumento dell'utile netto delle cinque principali banche italiane che elenco su. Insomma i numeri ci fanno capire la portata di questo scenario che devasta la popolazione che vuole fare acquisti e richiese un prodotto finanziario ma non solo anche sui depositi e su l'accertamento di qualche prodotto nei mercati il valore delle spesse è triplicato. Un fattore che determinerà una povertà anche del ceto medio quello più abile per intenderci quello più comune per essere più pratici di linguaggio. calcoliamo anche che è diminuito il numero dei grandi gruppi capaci di agire nello scenario economico mondiale, che si aggiunge a ciò che dicevo all'inizio, fa capire che bisogna intervenire sui prodotti finanziari defiscalizzare, ed aumentare il potere d'acquisto tremanti prodotti molto più appetibili dal ceto medio ed non solo, cercando di coinvolgere le imprese in uno scenario di economia popolare. Le nostre fragilità sono nate anche dall'azione della BCE di Lagarde che continua ad alzare i tassi d'interesse senza calcolare l'uscita di una pandemia e di una guerra che soffoca i crediti, una azione politica strutturale che guarda al ricco ed non al medio figuriamoci al povero. Ricordiamoci sempre che l'Italia è una nazione di risparmiatori incalliti, ed menomale che abbiamo questa nomea perché se no erano "cazzi amari" scusate il termine ma identifica a piena la situazione che sto elencando e spiegando dando una piglio di riflessione al discorso.
In questo momento il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali è al 3%, quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 3,25% e quello sui depositi presso la banca centrale al 2,5%.
Tasso BCE
Il tasso BCE sta alla sorgente di tutti gli altri e rappresenta il tasso principale. Detto anche tasso ufficiale di sconto, è il tasso d’interesse che la banca centrale di un paese, e nel caso dell’Eurozona la Banca Centrale Europea, applica ai prestiti che concede alle banche private. Gli istituti di credito, infatti, si scambiano di continuo liquidità tra loro, per fronteggiare esigenze diverse e ricevono prestiti dalla banca centrale.
Euribor (e Libor)
Naturalmente, il tasso ufficiale BCE influenza i tassi che le banche usano per prestarsi denaro a vicenda: essendo scambi tra privati, possono essere appunto i più vari. Ma c’è un tasso che è diventato un punto di riferimento importante: l’Euribor (Euro Inter Bank Offered Rate). L’Euribor si ottiene facendo la media tra i tassi applicati dalle principali banche europee per i prestiti interbancari. L’equivalente per il Regno Unito, che non fa più parte della UE e non ha mai fatto parte della zona euro, è il Libor(London Interbank Offered Rate). Euribor e Libor sono il parametro utilizzato per applicare le variazioni degli interessi ai mutui a tasso variabile.
Tasso d’interesse BCE
Quando parliamo di tasso d’interesse BCE intendiamo il saggio di scontoufficiale e primario, deciso dalla Banca Centrale. In realtà, anche il tasso di riferimento BCE (da non confondere con il tasso di cambio BCE che attiene al valore dell’euro rispetto alle altre monete) non è uno solo: sono tre. C’è il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale, quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale e quello sui depositi presso la banca centrale.
I tre tassi BCE
Il primo è il tasso che la BCE applica alle somme che presta agli istituti di credito in condizioni normali. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale si riferisce ai prestiti a brevissimo periodo, o prestiti overnight. Il terzo invece è relativo alle somme che le banche private prestano alla BCE, è cioè il tasso sui depositi effettuati presso la banca centrale. Questi tre tassi sono diversi tra loro, ma non indipendenti, perché di solito la BCE li alza o li abbassa contemporaneamente e nella stessa misura.
Come il tasso ufficiale influenza gli altri
Come si è visto, il tasso della Banca centrale europea è ben più che un tasso su prestiti tra i singoli: le banche infatti lo utilizzano come riferimento principale quando devono decidere il saggio da applicare negli scambi tra loro e nei prestiti ai privati, o nei depositi dei privati presso gli istituti. Ecco il modo in cui il tasso ufficiale influenza gli altri: ad esempio, se il tasso è del 2% a una banca non converrà offrire un tasso minore dato che subirebbe una perdita, ma neanche troppo maggiore, altrimenti verrà battuta dalla concorrenza delle altre banche.
In Finale
Perché cambia il tasso BCE
Perché cambia il tasso BCE? Le banche centrali come la BCE usano le variazioni del tasso di sconto per dirigere e influenzare l’economia di un paese, cercando di stimolare la crescita e mantenere la stabilità. Il tasso d’interesse è una delle due misure principali di politica monetaria (l’altra è la quantità di moneta in circolazione). Quando i tassi sono bassi i depositi non convengono, di conseguenza aumentano gli investimenti e il circolo economico si muove. Con i tassi alti si assiste invece a una diminuzione dei consumi e un aumento dei risparmi.
Aumento tassi BCE: cosa succede
In questo periodo stiamo assistendo a un aumento dei tassi BCE: perché? C’è da preoccuparsi? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Per molti anni i tassi di interesse, guidati dai tassi BCE in Europa e dai tassi della Federal Reserve in USA, sono stati bassissimi, quasi vicini allo zero. Questa situazione traeva origine dalla grande recessione economica seguita alla crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti nel 2008: per un lungo periodo è stato poco conveniente tenere i soldi in banca, dati i tassi sui depositi che non erano neanche sufficienti a coprire le spese del conto. D’altra parte, anche l’inflazione è stata bassa e l'economia è cresciuta, soprattutto perché i tassi bassi sono sinonimo di investimenti produttivi delle imprese. Per questo, chi aveva gli strumenti giusti è risuscito a mettere soldi da parte rapidamente.

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