Festa del Papà, tra una riflessione ed un'altra.
L'assenza è sinonimo di scoperta, di lettura, di cultura, scusate per questo periodo di assenza ma sia il lavoro che i diversi impegni che mi portano via tanto tempo mi hanno fatto fare alcune ore piccole, nonché quello di essere padre di due figli, magnifici, essere papà per me significa vita, significa essere sempre vivi e godersi tutto di quella sfrontatezza che oggi la nuova generazione possiede, in questa festa del papà colgo l'occasione di fare gli auguri a tutti i papà del modo, ed dare importanza alla figure del padre.
Ma andiamo a noi e riprendere i fili del discorso politico, economico, culturale, rimaniamo aggiornati sulle vicende più importanti ma anche quello meno rilevanti ma tanto carattere significativo.
Il JobsAct, questo sconosciuto
A sinistra provano a trovare un filo conduttore unitario. E a quel punto uno potrebbe immaginare: il filo conduttore sarà contro le politiche della Meloni. No. La proposta di quel raffinato stratega che risponde al nome di Giuseppe Conte è semplice: dobbiamo partire dal fallimento del JobsAct. Essere contro, cioè, le politiche del governo del PD.
Io non credo che Giuseppe Conte abbia mai letto il JobsAct.
Peraltro anche se lo leggesse, e persino se leggendolo lo capisse, Conte non potrebbe apprezzarlo.
Il JobsAct infatti ha creato più di un milione di posti di lavoro.
Seguitemi.
Più gente lavora, meno gente chiede il reddito di cittadinanza.
Meno gente chiede il reddito, meno consensi ha Conte.
La verità è che Conte odia il JobsAct perché il JobsAct gli porta via la base elettorale. Questo è tranquillamente raffiguratile dal grafico della fondazione Edison. Il Twit di Marratin è più che giusto: Il presidente Conte -sotto gli applausi scroscianti della Cgil -cita uno studio di Bankitalia del novembre 2022 per dimostrare il fallimento del Jobs Act. Lo studio al quale probabilmente si riferisce è questo: parla della riforma Sacconi del 2001, 15 anni prima del Jobs Act.
Se però il presidente Conte e la Cgil sono interessati agli studi sul Jobs Act, possono leggere questo dell’INPS. Dimostra che quella misura del governo Renzi fece aumentare sia le assunzioni a tempo indeterminato (del 50%), sia le stabilizzazioni, sia l’occupazione complessiva.
A destra invece si preoccupano di sicurezza a governi alterni. Fanno i duri con i Rave Party, ma quando arrivano cinquecento ultrà da Francoforte danno la colpa del disastro alla Germania. Premesso che io butterei fuori per cinque annidalle coppe le società i cui tifosi si rendono protagonisti di queste incursioni vandaliche, premesso che io costringerei la società che fa danni a una città come Napoli a ripagare fino all’ultimo centesimo, non posso che notare come quando questi episodi accadevano sotto il mio Governo, Salvini chiedeva le dimissioni Renzi e di Alfano. Oggi che al Governo ci sono loro Salvini chiede le dimissioni all’UEFA, alla FIFA, probabilmente anche alla NATO e alla NASA. In questo atteggiamento bifronte c’è tutto il doppiopesismo dei sovranisti al potere. Quando stanno all’opposizione fanno il pieno di like cavalcando qualsiasi problema, quando sono al Governo fischiettano e parlano d’altro. Facile, no? Noi non chiediamo le dimissioni di Piantedosi per i fatti nelle stazioni o nelle città italiane, ma chiediamo finalmente che si inizi a fare sul serio. Basta slogan, per favore. Cerchiamo di parlare di politica quella con la P maiuscola, portando istanze, decreti in aula ed non dimissioni oppure atti per cercare di accaparrare qualche voto di scontenti, bisogna intuire che la vera soluzione nel merito delle cose sia l'intervento della politica decisionale, anche da parte dell'opposizione, cercare di portare il discorso ed il dialogo su una linea delle cose, su meccanismi sia di aiuti sia di risolvere il problema, per lo meno di diminuire impatti significativi per poi costruire dei modelli efficaci per il futuro, bisogna avere la coscienza di dire che quando si governa è tutta un'altra cosa di stare all'opposizione e gridare oppure di fare propaganda. Secondo l'Istat: in Italia sono circa 5,6 milioni coloro che vivono in povertà assoluta, ovvero che non riescono ad avere accesso a beni e servizi considerati essenziali; circa 9 milioni le persone in povertà relativa, che hanno lo stretto indispensabile per sopravvivere; circa 15 milioni le persone a rischio esclusione sociale. Dati sulla povertà ai massimi storici, che conducono l’Italia ai primi posti delle classifiche europee per rischio di marginalità sociale. Un quadro socio-economico peggiorato negli ultimi anni a causa dell’emergenza pandemica prima e della guerra dopo, che hanno avuto un durissimo impatto sulle fasce più deboli, intervenendo ulteriormente in un contesto già profondamente segnato dalle disparità sociali”, si legge nell’appello. Che prosegue: “oggi nel nostro paese i 40 miliardari più ricchi detengono l'equivalente della ricchezza netta del 30% delle più povere e dei più poveri, ovvero di 18 milioni di persone adulte”. La misura del Reddito di Cittadinanza ha svolto un ruolo fondamentale per la tenuta della nostra società ed è stato il salvagente di emergenza per una rilevante fascia della popolazione, permettendo a 3 milioni e mezzo di persone di “superare la soglia della povertà e arrivare alla fine del mese”. Nonostante questi effetti positivi, l’attuale Governo ha deciso, per il 2023, di riservarlo esclusivamente alle persone “occupabili” e di tagliarlo in definitiva nel 2024. Di certo il reddito di cittadina così com'era non andava bene visto che anche l'Istat pone, con i suoi dati, alcuni spunti di interrogativi negativi sulla norma, se funzionava non avevamo un dato così rilevante, cosa che invece ci troviamo ahimè nel senso contrario, il RDC andava rivisto molto prima, ma la sua occupazione va abrogata ed sostituita con delle norme,e più impattanti ed efficienti.


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