Il Tempo è galantuomo in tutti i sensi.........

 Sulla presunta trattativa Stato Mafia oggi è arrivata la sentenza definitiva della Cassazione: ASSOLUZIONE per non aver commesso il fatto. I giustizialisti di certe procure e di certe redazioni come quella de Il Fatto Quotidiano dovrebbero scusarsi o al massimo tacere per qualche anno. Non lo faranno perché non conoscono il significato della parola Vergogna. Un abbraccio di solidarietà ai servitori dello stato oggi assolti in via definitiva dopo tanti anni di gogna mediatica e alle loro famiglie. La sentenza emessa dalla sesta sezione, che non ha accolto le istanze del procuratore generale, che aveva chiesto un appello bis per gli ex vertici del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno. Cancellate le pene per Leoluca Bagarella e Antonino Cinà perché il reato è stato ritenuto soltanto tentato. Scagionato anche Marcello Dell'Utri. Confermate le assoluzioni per gli ex vertici del Ros, Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno (con la formula piena "per non aver commesso il fatto", anziché "perché il fatto non costituisce reato"), nonché per l'ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri; prescritte invece le condanne inflitte al boss Leoluca Bagarella e all'ex medico e uomo di fiducia di Totò Riina, Antonino Cinà. E' questa la decisione della sesta sezione Cassazione in relazione al processo sulla così detta Trattativa tra pezzi deviati dello Stato e Cosa nostra. Una delle vicende giudiziarie più contorte e mediatiche degli ultimi anni, nata sulle ceneri delle assoluzioni legate sia alla mancata perquisizione del covo di via Bernini del "capo dei capi" Totò Riina, nel 1993, che alla mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nel 1995.

I giudici non hanno dunque accolto la richiesta del procuratore generale che, lo scorso 14 aprile, aveva chiesto alla Suprema Corte di annullare con rinvio la sentenza e che si celebrasse dunque un nuovo processo d'appello per gli ex ufficiali del Ros e di confermare invece l'assoluzione per l'ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri. Le condanne inflitte ai mafiosi sono state spazzate via dalla prescrizione perché il reato è stato ritenuto solo tentato.

Secondo l'accusa, la presunta trattativa sarebbe avvenuta per far cessare le stragi degli anni Novanta. Il reato contestato era quello di violenza o minaccia a Corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Tuttavia l'uomo che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe innescato la Trattativa, l'ex ministro Calogero Mannino, che è stato processato con il rito abbreviato, è stato assolto in tutti i gradi di giudizio. Le indagini - che adesso, in via definitiva, sono state smontate - furono coordinate all'epoca dal procuratore Francesco Messineo (oggi in pensione), dall'aggiunto Antonio Ingroia (oggi avvocato) e dai sostituti Nino Di Matteo (oggi al Csm), Vittorio Teresi (in pensione pure lui) e Roberto Tartaglia (passato prima al Dap e poi a Palazzo Chigi). All'inchiesta partecipò anche l'attuale procuratore aggiunto Paolo Guido che, tuttavia, in disaccordo con i colleghi, rifiutò di firmare l'avviso di conclusione.

Una vicenda che si chiude con la pagina garantista della questione a tutti coloro che sui giornali, ed non solo sulla carta stampata, si divertivano a sparare cazzate oppure sentenze a caso, viene ripagato, dandogli torto, con la verità garantista della giustizia, perché ala giustizia è e deve essere garante della verità e dare il giusto giudizio, come è avvenuto su questa storia, i giornali i tolk dovrebbero imparare molte cose da questa situazione, imparare ad non fare processi su giornali aspettare che la giustizia faccia il suo corso la Tv deve imparare a raccontare le cose non fare iniziative di parte o quant'altro. Il tempo è galantuomo!!!



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