Tag: Le Banche 🏦

Il weekend è il momento ideale per eliminare il dente cariato. Così, mentre Wall Street si prende una pausa, dietro le quinte si lavora per risolvere una volta per tutte la crisi ormai insanabile di First Republic Bank: incrociando le indiscrezioni raccolte da Bloomberg, Reuters e Wall Street Journal, l’Autorità statunitense Fdic sta cercando di quadrare il cerchio di un commissariamento-salvataggio che coinvolga anche banche private (si parla di JP Morgan, PNC Financial Services, Bank of America e forse altri istituti) per evitare che l’istituto finisca formalmente in fallimento. Anche perché, con 233 miliardi di attivi, si tratterebbe del secondo più grande crack bancario nella storia Usa. Non poca cosa, insomma. Ma cosa sta succedendo alle Banche non solo quelle Europee ma comincio a pensare che qualcosa non sta funzionando e questa volta non è solo una mia sensazione, ma sembra reale, i grandi istituti bancari stanno facendo ed assorbendo banche più piccole, cercando di aumentare il loro capitale sia come valore economico ma anche come prospettiva futura come miglio banca internazionale, rendendo essa un gran occhio speculativo per tutto il mondo. L’operazione dovrebbe passare per un commissariamento da parte delle Autorità Usa e poi per un’acquisizione (difficile dire se di tutti gli asset) da parte di JP Morgan e delle altre banche che avevano già manifestato alla Fdic nei giorni scorsi l’intenzione di muoversi. ora la domanda è, perché JP Morgan istituto di rilievo fa questa operazione? Perché rischia un investimento del genere? Cosa c'è sotto? Insomma il mistero si infittisce, am anche dalle nostre parti le cose non vanno molto bene le banche sono pieno di credito deteriorati, ma anche pieno di credito di bonus non eseguibili oppure fermi, crediti che sono difficili da esigere e se sono esigibili sono beni che ad oggi non hanno più la somma data all'epoca, senza contare che ci sono stati licenziamenti collettivi nazionali ma anche una sorta di banca Open space dove la tecnologia ne fa da padorna e dove il teleconaulenza ne fa da padrona, più tecnologia meno esseri umani, più Atm meno casse, insomma questo sicuramente è il rovescio della medaglia, ma fa riflettere. Ritornando sull'argomento, L’istituto è sopravvissuto fino ad oggi solo grazie ai prestiti della Federal Reserve, ma ormai è evidente che questa vicenda sia arrivata al capolinea. Si tratta solo -per le Autorità  di quadrare il cerchio del salvataggio pubblico-privato. Per ora si tratta comunque di indiscrezioni e i vari attori coinvolti sono tutti trincerati dietro il «no comment». La crisi di First Republic Bank, come quella della Silicon Valley Bank, è stata causata da un mix di regolamentazione troppo lasca (quella per le banche medie fu allentata da Donald Trump per dare maggior forza alla crescita economica), vigilanza assente e business model squilibrato. Tutto è scoppiato a causa dell’aumento dei tassi, che ha fatto emergere i problemi proprio del business model. Fondata nel 1985, First Republic ha erogato molti mutui residenziali (a un tasso medio del 2,89%) di cui più del 60% di tipologia interest only. Cioè con rimborso del capitale alla fine. A questi magri rendimenti si contrappone un costo dei depositi che nel 2022 è stato in media solo dello 0,71% ma che nel primo trimestre del 2023, secondo stime riportate da Bloomberg, si aggira tra il 3 e il 4%. Quando è scoppiata la crisi della Silicon Valley Bank, ed è arrivata la colossale emorragia di depositi, la crisi è diventata irrisolvibile. Così ora la First Republic Bank è al capolinea. insomma materiale per le prossime elezioni americane dove Trump sfida Biden è l'argomento Bank diventa essenziale sciogliere le riserve, visto l'operato. La crisi di liquidità che sta portando a liquidare la banca regionale negli Usa fa sbandare le azioni del credito anche in Europa. Ma le condizioni qui sono ben diverse, e migliori: gli istituti in crisi hanno visto dimezzarsi la raccolta in pochi giorni, nel primo trimestre in Italia i depositi si sono ridotti dello 0,8%, i mutui e i prestiti risentano degli scenari geopolitico ma anche di politica economica non adatta alle famiglia e giovani, mentre il risparmio tra fondo e titoli fanno fatica a recuperare il Gap di perdite avute le scorse settimane, il settore della comunicazione ma anche della sicurezza energetica e biodinamica sta rialzando la ghina. Vi aggiorneremo sicuramente, su questo argomento, più avanti.
Le conseguenze sull’azione per il clima negli Stati Uniti a seguito del fallimento della Silicon Valley Bank sono ancora incerte. Tuttavia, molti esperti temono che il crack della banca possa togliere stabilità ai due pilastri fondamentali della visione climatica di Joe Biden: finanza e tecnologia. Il primo pilastro consiste nell’investire soldi, sia pubblici che privati, per sviluppare innovazioni nel campo dell’energia pulita e farle diffondere sulla scala più ampia possibile nel minor tempo possibile. Questa impostazione è stata formalizzata nell’Inflation Reduction Act, la legge boost sul clima votata dal Congresso la scorsa estate. Il crack della banca potrebbe, però, indebolire la capacità di Biden di attuare questa visione climatica.
Il secondo pilastro della visione climatica di Biden è la tecnologia. Questo pilastro si basa sulla realizzazione di investimenti massicci in ricerca e sviluppo, per trovare soluzioni innovative che riducano le emissioni di gas serra. Il crack della Silicon Valley Bank potrebbe ridurre la disponibilità di finanziamenti per queste attività di ricerca e sviluppo.
Il ruolo fondamentale dell’energia solare nella riduzione delle emissioni di gas serra
L’energia solare è certamente una risorsa centrale nella lotta contro il cambiamento climatico. Le difficoltà maggiori le incontrano i piccoli progetti di energia solare, che si limitano a una capacità di produzione di meno di cento megawatt, che non riescono ad attirare l’interesse dei grandi istituti di Wall Street, a causa della loro portata limitata. Per sopperire a questa lacuna era intervenuta Silicon Valley Bank finanziando quasi due terzi dei progetti fotovoltaici di comunità statunitensi, utilizzano i suoi strumenti finanziari.
Lo sviluppo di questi impianti è necessario per decarbonizzare le aree a basso reddito e distanti dai grandi centri industriali. Tuttavia, nonostante gli interventi della Federal Reserve, questi progetti rischiano di avere problemi di liquidità, di non poter pagare i fornitori e di dover essere cancellati o posticipati. Ciò potrebbe provocare un contagio energetico capace di mettere a rischio l’impegno degli Stati Uniti di dimezzare le emissioni di gas serra entro la metà di questo decennio.
L’impatto del fallimento Svb sulle startup green e innovative
Le startup green del settore cleantech, prodotti innovativi ad alto rischio che hanno bisogno di tempo e margine finanziario per dimostrare la propria solidità e capacità di mercato. Queste startup hanno appena perso un importante alleato, e non è chiaro in che modo il resto del sistema finanziario possa accollarsi i rischi che Silicon Valley Bank era ben contenta di prendersi, anche per la cultura dell’innovazione così fertile in California.
Queste aziende specializzate in clima vedevano la banca come un sostegno in grado di comprendere la loro lotta contro il riscaldamento globale e di agire allo stesso tempo come un venture capitalist con una mentalità imprenditoriale. Silicon Valley Bank era insomma una banca climatica di sistema perché univa la mentalità Silicon Valley, a una vaga sensibilità ecologista in grado di dare priorità a progetti verdi.
Le conseguenze della scomparsa di Silicon Valley Bank
Al di là dell’effetto domino sulla liquidità, il problema della scomparsa di Silicon Valley Bank è aver creato un vuoto proprio mentre l’Inflation Reduction Act di Joe Biden aveva bisogno di trazione e le aziende di diventare scalabili, per passare dai prototipi al mercato e iniziare ad avere un impatto sulle emissioni.


Commenti

  1. Dopo Silicon Valley Bank ne arriveranno altre, meglio un conto in Svizzera!

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