La Questione Occidentale, tra conflitto Russo-Ucraino! Turchia la voto! ere la questione del Sahara Occidentale!
In questo periodo, per "Occidente" si intende l'insieme dei paesi dell'Europa occidentale, gli Stati Uniti d'America e il Canada, più alcuni paesi extraeuropei che presentano forti affinità con i primi: Australia, Nuova Zelanda e Giappone, sebbene quest'ultimo continui a mantenere ancora numerosi usi tradizionali.
È ancora difficile a dirsi. L’Occidente sta cercando di rafforzare le proprie sanzioni, che già stanno mettendo in difficoltà la macchina da guerra russa. L’Ue sta lavorando a un undicesimo pacchetto, che permetterebbe all’Europa di imporre sanzioni secondarie su chiunque aiuti la Russia ad aggirare i blocchi attuali. Si tratterebbe della prima volta in assoluto per la normativa europea, e infatti gli Stati membri mirano a raggiungere un accordo unanime prima del summit del G7 di fine mese a Hiroshima.
Ma attenzione: serve tenere a galla il mercato globale. Perché, se da un giorno all’altro sparissero i barili di greggio russo, si rischierebbe di entrare in un periodo di recessione. E qui c’è la sfida principale. Perché per ridurre i ricavi con cui Putin sostiene la guerra in Ucraina, non si può rischiare di deprimere il mercato energetico. Riuscirà l’Occidente a mantenere questo equilibrio? Lascio a voi la risposta, intanto faccio una considerazione più generale, Macron sta finendo il suo secondo mandato, ed fa come sembra anzi è così e un sostenitore vero dell'Europa riformista, ed ha tutto l'interesse di ristabilire un rapporto con l'Italia oggi inclinato per varie vicissitudini governative che personalmente trovano il tempo solo per non andare d'accordo resta una profonda interlocuzione caratteriale mai espressa, ma andiamo avanti, potrebbe essere perfetto Presidente del Consiglio Europeo anche per appagare le divergenze ma anche per condire un Occidente tra le prime potenza al mondo e ristabilire un rapporto serio con Africa e Asia, Meloni vuole essere pilastro di un'alleanza tra conservatori e popolari, cosa molto difficile, che porti un popolare alla guida della commissione e certifichi il ruolo dell'Italia. Per carità gli auguri che ci riesca, ma gli obbiettivi restano e sono molto difficile da concretizzare, ma può essere che mi sbagli, ma gli obbiettivi non sono incompatibili, in ballo ricordatevi che c'è il futuro dell'Europa e della nostra casa storica, abbassiamo i toni delle ripicche e alziamo il livello della politica decisionale, quella di Draghi per intenderci, solo così si difende davvero l'interesse nazionale. Questo conflitto sta sferzando il messaggio della pace, ma cerchiamo di rimanere uniti intorno al nome Europa, Occidente, sono parole importanti da ricordare. L'elezioni in Turchia sono uno spartiacque dell'Occidente da lì si dice, o meno, la svolta, ovviamente si guarda con occhio interessante visto le molteplici illazioni portate avanti da Erdogan, il 14 maggio può essere cruciaste per il destino della Turchia. Queste elezioni possono segnare e consacrare Erdogan o portare in ribalta Kilicdaroglu, i sondaggi mostrano un testa a testa con lieve vantaggio per il secondo, questo sta dimostrare la ferocia elettiva della propaganda in questo momento con Erdogan che sfera colpi a non finire come quello di alzare gli stipendi ai statali del 45% l'ago della bilancia sono i giovani indecisi che propensano per lo sfidante. Per quando riguarda la loro strategia rimane sempre ambigua Erdogan un. dittatore come lo definisce Draghi è uno spauracchio tutti ricordano quello che combinava chi era dissidente ancora oggi quelle immagini sono scandalose per una democrazia odierna, ma l'avversasti non è da meno, i suoi rapporti con il popolo russo e Putin lo rendono all parei con Erdogan colui che si è intestato la famosa carica di mediatore del conflitto ancora oggi in atto in Ucraina peraltro senza ancora avere notizie buone, ad oggi le cose con la mediazione di Erdogan ancora non si sono visti, ma si sono cisti le molteplici trattati turco-russo tante di quelle interessi che Putin ed Erdogan nonpossono fare a meno di sciogliere, da qui c'è l'interesse dell'Europa di capire come va a finire e se vince Erdogna dove ancora si può spingere. Ricordiamoci sempre che la Turchia; Il suo territorio si estende nella penisola anatolica, nell'Asia occidentale, e comprende anche una parte europea: l'estrema parte orientale della Tracia, detta Turchia europea. Ricordiamoci anche che: Tra novembre 2020 e gennaio 2021, la comunità internazionale ha registrato il riaccendersi delle tensioni nel Sahara occidentale, con schermaglie militari tra Marocco e Repubblica Araba SaharawiDemocratica promossa dal Frente popular de liberación de Saguía elHamra y Río de Oro (Polisario) e che rappresenta il popolo ... Questa Nota descrive le origini del conflitto, presenta le posizioni dei diversi attori nel corso dell’evoluzione della vicenda e conclude illustrando gli sviluppi più recenti, legati all’attivismo del Marocco, entrato nell’Unione Africana nel 2017, e a un contesto post-bipolare sempre più difficile per il Polisario, fino alla rottura del cessate il fuoco a fine del 2020 e alla decisione del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, di riconoscere ufficialmente la sovranità del Marocco sui territori contesi, con una breve rassegna finale delle posizioni in campo oggi. La questione del Sahara occidentale, infatti, ha visto fronteggiarsi diverse alleanze e attori internazionali, alla ricerca di un posizionamento in grado di tutelare i propri interessi, attorno alla situazione della popolazione saharawi, divisa sul proprio territorio, attraversato da un lungo muro costruito dai marocchini, e costretta a trovare rifugio nei campi per rifugiati in Algeria. Non solo Spagna e Francia, le potenze coloniali inizialmente presenti nella regione, hanno giocato e giocano un ruolo importante, ma hanno un peso anche stati africani confinanti, a cominciare dall’Algeria, contrapposta al Marocco, e la Mauritania (presente fino al 1979 con proprie forze armate nel Sahara occidentale), o quelli comunque interessati a sostenere il principio di autodeterminazione dei popoli africani, come la Libia e il Sudafrica, schierati a sostegno del Frente popular de liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro e della Repubblica Araba Saharawi Democratica, riconosciuta ufficialmente dalla maggioranza degli Stati africani.Posizioni ambigue sono state, invece, quelle di Russia e Cina, attente da sempre a presentarsi come riferimento per i movimenti di liberazione nazionale coinvolti nei conflitti con le ex potenze coloniali, ma altrettanto attente a garantire una non interferenza nelle questioni interne africane e a trovare accordi strategici sul piano politico ed economico con il Marocco.Se gli Stati Uniti vantano legami storici, principalmente politici e militari, con il Marocco, che si sono rafforzati con la lotta al terrorismo islamico dopo il 2001, l’UE invece ha sempre mantenuto un ruolo di secondo piano nel Saharaoccidentale, non facendo mancare aiuti umanitari ai rifugiati nei campi profughi saharawi, ma non rinunciando nemmeno a cogliere le opportunità offerte dal partenariato con il Marocco, sul piano economico e, più recentemente, su quello del controllo e gestione delle migrazioni internazionali.Questa Nota descrive le origini del conflitto, presenta le posizioni dei diversi attori nel corso dell’evoluzione della vicenda e conclude illustrando gli sviluppi più recenti, legati all’attivismo del Marocco, entrato nell’Unione Africana nel2017, e a un contesto post-bipolare sempre più difficile per il Polisario, fino alla rottura del cessate il fuoco a fine del 2020 e alla decisione del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, di riconoscere ufficialmente la sovranità del Marocco sui territori contesi, con una breve rassegna finale delle posizioni in campo oggi. Da questo bisogna partire per salvare l'Occidente.

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