Siamo alle solite.
Dell’audizione di Dipartimento Finanze, Dipartimento Tesoro e RGS sui bonus edilizi, tutti riportano i numeri dei costi finanziari (per altro calcolati “prudenzialmente” al lordo degli effetti positivi indotti) e nessuno parla dei dati presenti nel paragrafo “Evidenze empiriche per il settore delle costruzioni”, dove viene sostanzialmente certificato il notevole impatto positivo dei bonus su economia e occupazione e il marginale impatto dei bonus sull’aumento dei prezzi delle materie prime.
Da leggere, invece, proprio perché non è un paragrafo di uno studio di associazioni private che rappresentano imprese edili, o professionisti del settore edile, o proprietari di immobili.
Se a rifondare le polemiche sul superbonus ci hanno pensato le dichiarazioni di ieri di Anche (associazione nazionale costruttori edili) secondo il qualle il rapporto parla molto chiaro, i crediti "incagliati" nei cassetti fiscali delle impr se e delle famiglie, per mancanza di acquirenti,sarebbero saliti dai 19 miliardi di euro stimati dall'agenzia delle entrate, nei giorni caldi del varo del decreto "blocca opzioni" a circa 30 miliardi di euro, si avete capito bene ben 11 miliardi in più.
La cessione del credito è fondamentale (oltre che equa). Più che limitata al reddito, va limitata alla prima (al massimo seconda) casa. Per quanto riguarda i fabbricati delle società, invece, non vanno posti limiti alla cessione (quindi anche infiniti immobili) ma chiaramente limitare (come peraltro avviene già) al sisma, eco e barriere architettoniche. Insomma mettiamola così: Molto semplicemente, scritto da me, ciò che hanno attuato nell'ordine il vile affarista prima, Yoghi e Heidi poi per affossare la manovra sono state smentite in ogni luogo e tempo su più fronti. Ormai a sostenere che nell'interesse del bilancio dello stato la manovra andava fermata sono rimasti la Rai Mediaset e le testate giornalistiche controllate.
Il vero nemico, non dei cittadini né dello stato da abbattere fu, è stata, e sarà sempre la moneta fiscale. Ovvero la reinterpretazione in chiave moderna di ciò che, giammai amato da chi trae profitto dal debito pubblico, keynes ha cercato di insegnare a somari economici che ci governano. Capisco, mi creda i salamelecchi professati ossequiosamente proferiti al ministro dell'economia nell'ultimo incontro pubblico, presente il relatore della conversione del dl affossa cessioni, on. De Bertoldi (lo stesso che ha avviato una sua società per l'intermediazione della cessione del credito per una modesto fee del 7%) però onestamente, se la mia dignità non fosse sotto alle scuole, avrei a costui chiesto di dare spiegazioni, visto l'asserito "buko di bilanciohh" diffuso a reti unificate, di come possa aver approvato il bilancio dello stato a dicembre e di grazia come avrebbe calcolato il costo di 2000€/a persona ammesso e non concesso che sapesse cosa stesse blaterando. Vedete se io nel mio lavoro mi permettessi il lusso di proferire simili amenità resterei senza lavoro in un amen, ma chiunque come me.
Con gli utili delle banche che stanno schizzando a livelli mai visti grazie al margine di interessi con aumenti percentuali a tre cifre, è veramente eroico pensare di convincere l’opinione pubblica e la politica che la presente congiuntura finanziaria non sta comportando enormi vantaggi economici alle banche.
Detto questo, come ho già scritto su Eutekne.Info, condivido anche io che una tassa straordinaria sic et simpliciter sugli incrementi dei ricavi da margine d’interesse, su modello spagnolo, non dovrebbe essere la prima opzione.
Molto più corretto lavorare su meccanismi (eventualmente anche di disincentivazione fiscale) idonei a obbligare le banche a cancellare gli effetti economici delle modifiche unilaterali a sfavore della clientela che hanno applicato tra il 2016 e giugno 2022, prima che i tassi di interesse cominciassero la loro folle corsa, togliendo ogni giustificazione economica al loro mantenimento in questo contesto. da questo punto di vista, non deve stupire che in Europa posano essere visti con maggiore clemenza interventi di spesa là dove gli effetti non sono tali da mantenere un'Italia sorprendente, ma finalmente, in testa alle classifiche di crescita del Più. Qualche serena valutazione di politica economica, ora che si sono i numeri messi nero su bianco delle strutture tecniche del Mef e non da autorevoli, ma pur sempre privati, centri studi, sarebbe opportuno farla, mettendo da parte i giusti pregiudizi determinato dalla pessima gestione di questi strumenti da parte dei precedenti governi, forse solo draghi aveva avuta la lungimiranza di avere più di qualche preoccupazione in merito alla questione, in termini di presidi anti-truffa tema oramai risolto, e di esagerata ampiezza del perimetro soggettivo e oggettivo delle misure e delle percentuali di incentivazione.
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