Il Dragone 🇨🇳

Dopo l’ordine esecutivo dello scorso ottobre, ora l’amministrazione Biden sta valutando se imporre alla Cina nuovi controlli all’export di semiconduttori usati per l’intelligenza artificiale. L’obiettivo? Rendere più difficile a Pechino lo sviluppo di tecnologie con applicazioni militari.

La Cina propone delle ricette, ed entriamo nel merito:

Ma quali sono le criticità? Il problema dell'economia cinese oramai è storico. L’economia di Pechino ha come driver di crescita i consumi, le esportazioni e gli investimenti. Gli investimenti, a loro volta, sono concentrati soprattutto nel real estate, nella manifattura e nelle infrastrutture. Tutta la politica economica cinese ruota attorno ad una corretta gestione di queste voci con l’obiettivo di raggiungere il target fissato a inizio anno. Lo schema è abbastanza semplice: 1) dagli anni ’80 al 2008 si è insistito sull’export 2) dopo la crisi finanziaria c’è stato un boom di investimenti nel settore delle costruzioni e nelle infrastrutture 3) dal 2014 si è cercato di spingere sui consumi e sulla qualità della produzione perché l’indebitamento era troppo elevato per continuare con gli investimenti e per limitare l’esposizioneall’andamento della domanda internazionale 4) dal 2020 si è spinto nuovamente sui consumi e sulla qualità della produzione per essere meno esposti alle variabili geopolitiche che chiudono mercati e limitano l’acquisizione di tecnologie avanzate. 

La transizione verso i consumi, però, è incrementale e sempre bilanciata dalle altre voci. Quindi, tra le priorità cinesi degli ultimi anni c’è stata da un lato quella di ridurre l’indebitamento il rischio finanziario escludendo l’approvazione di nuovi stimoli fiscali dopo quello post crisi finanziaria globale, dall’altro quella di regolamentare uno sviluppo squilibrato del settore delle costruzioni. È così che si interpreta la stretta sulle grandi aziende di real estate che ha portato alla crisi di Evergrande che ha sfiorato il default nel 2021. Questa situazione era una conseguenza dell’implementazione nell’agosto del 2020 di tre cosiddette “linee rosse”  dei paletti finanziari per le aziende di costruzioni che hanno portato a un rallentamento degli investimenti nel settore e, soprattutto, alla maggiore contrazione della storia recente cinese della costruzione e vendita dei nuovi edifici residenziali, per un valore economico pari al 5% del Pil cinese del 2022, come segnala Gerrard DiPippo del Center for Strategic and International Studies (CSIS). Anche per questo già nel 2021 la politica delle “tre linee rosse” è stata rivista, ma non si è assistito a una ripresa del settore real estate, pesando così negativamente sul dato di crescita annuale dell’economia e sulle finanze degli enti locali. Il budget statale e locale, infatti, dipende in buona parte dalla vendita dei diritti di costruzione, di conseguenza a un calo del settore immobiliare si collega l’incremento del deficit fiscale che per il 2023 è previsto al -7,4% del Pil in costante peggioramento dal 2014, quando era attorno al -1%. La conseguenza è una sensibile riduzione della disponibilità economica degli enti locali e dell’amministrazione centrale per gli investimenti infrastrutturali. 

Il settore del real estate, inoltre, sconta una crescente sfiducia dei consumatori per via di alcuni nodi strutturali. Infatti, è prassi in Cina pagare l’acquisto dell’immobile per intero prima che la sua costruzione venga ultimata; pertanto, qualora l’impresa dovesse fallire, l’acquirente perderebbe il capitale. Su queste basi ci sono sostanzialmente diverse implicazioni: da un lato è capitato che molte famiglie perdessero i propri risparmi interamente investiti nell’immobiliare una delle principali forme di investimento privato in Cina, considerato che il sistema finanziario è ancora acerbo dall’altro le nuove costruzioni sono finanziate dal completamento dei progetti precedenti. Pertanto, uno stop al settore ha delle ricadute a catena – anche sul settore bancario che eroga i mutui  che rischiano di peggiorare ulteriormente la situazione, tanto che al momento si registra un periodo di crisi nell’acquisto di nuove case secondo solo a quello registrato in occasione della crisi di borsa del 2015.





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