Prendiamo un sondaggio è cerchiamo di capire il senso.
In un sondaggio di qualche mese fa, frutto della collaborazione tra Greenpeacee SWG S.p.A. gli italiani si dimostravano in maggioranza (55%) contrari all'aumento della spesa militare.
Oltre la metà degli intervistati, il 53%, pensa che l'Italia debba investire esclusivamente o in gran parte nella transizione energetica.Il 69% pensa che si debbano tassare gli extra-profitti delle aziende della difesa.
Ora, in un nuovo sondaggio sempre a cura di SWG, vengono approfonditi i temi quali la "leva militare" e, di nuovo, la spesa militare.
Il risultato, soprattutto al centrosinistra, dovrebbe dare degli spunti interessanti per quanto riguarda la strategia da mettere in atto e le battaglie identitarie per conquistare nuove fette di elettorato.
Il 48% degli italiani è contrario alla leva obbligatoria, di questi il 64% sono elettori del centrosinistra, il 68% hanno dai 18 ai 35 anni.
Il 25% pensa che la spesa militare vada diminuita, un 16% non sa (ed è, quindi, "aggredibile"), il 46% pensa che vada mantenuta stabile.
Qui, in questi pochi numeri si potrebbero aprire praterie per convincere gli elettori a sostenere o meno una forza politica, soprattutto con un Governo così apertamente schierato e polarizzato verso scelte, a questo punto, impopolari.
Un approccio "datadriven" dev'essere alla base di una nuova proposta: è anche attraverso numeri e statistiche che si può avere maggiore contezza, appunto, del sentimento fuori dai palazzi e dai salotti, delle priorità per le persone.
Alcuni di questi strumenti hanno segnato un cambio di passo importante nella politica di Giorgia Meloni, nel suo approccio all'UE e in battaglie come quella all'immigrazione clandestina che, per il suo elettorato, rimane una questione centrale e prioritaria.
Se si vuole uscire dall'impasse e trascinare le persone, prima di tutti, e i partiti vicini o presunti tali poi, bisogna essere anche coraggiosi e affrontare il bungee jumping, consapevoli di avere una corda salda, quella dei numeri.
Ma la verità sostanziale che con queste dinamiche, il Pd a una prateria che non coglie minimamente, rimane appena al palo senza avere una visione oggettiva delle cose ed essere ambigui su questa questione non è fare opposizione ma astenersi dall'argomento per paura dell'alleato, quindi non dire ed non fare.
Personalmente ritengo che la Meloni fa bene, nonostante non è la mia parte politica, ad armare l'Ucraina per difesa perché bisogna distinguere tra l'invaso ed l'invasore, se lasciamo campo significa dare vinta alla Russia ed occupare un territorio strategico per l'economia europea ed occidentale. Questo dimostra che la Meloni su questo fattore a consenso nel suo elettorato ed rimane in testa nel piacimento dell'operato, ma coloro che dovrebbero contrastarla pongono una sola condizione la resa dell'Ucraina nelle mani di Putin questo l'italiano medio lo capisce e lo percepisce. io 55% significa che il 45% è a favore ma nel 55% bisogna pensare cose pensano della resa ed la vittoria della Russia di Putin.
Insomma le domande i sondaggi possono essere formulati e riformulati attraverso canali di comunicazioni diverse, con dei risultati diversi e riflessioni diverse, che possono indurre cambiamenti nelle risposte e nelle dinamiche politiche.
Questo ovviamente sono i pro e i contro dei sondaggi a discapito della maggioranza ed il contrario.

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