Med Wind è ora di affrontare seriamente la situazione

Il progetto di eolico offshore “Med Wind”
Il progetto Med Wind prevede la realizzazione fra il 2024 e il 2030 di un parco eolico offshore molto al largo delle Isole Egadi, con una potenza installata di circa 2,8 GW e una produzione stimata di 9 TWh l'anno. Il parco sarebbe composto da 190 turbine galleggianti. Costruire il più grande parco eolico offshore galleggiante del Mediterraneo e nel contempo una filiera legata all’eolico in Sicilia. Sono le due vie per il parco eolico che Renexia del Gruppo Toto ha in programma di costruire al largo della Sicilia, a 60 chilometri dalle coste dell’Isola e a 40 chilometri dalle Isole Egadi. Un progetto che, nonostante il parere contrario delle commissioni dell’Assemblea regionale siciliana, va avanti mentre il management di Renexia accelera sul fronte del confronto con il territorio, i sindacati e le imprese: nelle prossime settimane, per esempio, punta a incontrare i pescatori. Lo ha detto il direttore generale di Renexia Riccardo Toto intervenendo al convegno “La Sicilia verso le rinnovabili” organizzato martedì 12 aprile dalla Filtcem Cgil a Palermo: «Siamo pronti a una condivisione con i pescatori affinché siano corroborati i dati. Siamo stati attenti a evitare qualsiasi banco di pesci e le rotte dei pescatori. Ma vogliamo fare una verifica con i pescatori perché un conto è fare uno spostamento ora un altro è doverlo fare una volta che i lavori sono stati completati. Ai pescatori vorremmo proporre misure compensative e progetti che possano aiutare il loro lavoro come la raccolta della plastica ma non solo». Più che prudenza, a sentire Toto, si tratta di un metodo che Renexia ha voluto utilizzare sin dall’inizio con il confronto avviato con le associazioni ambientaliste. «Siamo partiti con l’idea di invertire un paradigma e con l’idea di ascoltare le esigenze di un territorio. Con un percorso in cui abbiamo messo al centro la sostenibilità. I primi che abbiamo ascoltato sono stati i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e con il loro apporto abbiamo cambiato il progetto e lo abbiamo migliorato. Un percorso che è stato utile e ci ha portati a esplorare 2.500 metri quadrati di fondali. Poi abbiamo modificato il layout e al termine della fase di studi abbiamo ridotto l’area a 800 chilometri quadrati mantenendo la stessa potenza» ha detto Toto. Il modello da cui Renexia è partita è il parco eolico offshore costruito negli Stati Uniti, al largo del Maryland, a circa 17 miglia dalla costa di Ocean City. Il progetto siciliano denominato Medwind, la cui richiesta per la valutazione di impatto ambientale sarà presentata prima dell’estate, prevede nove miliardi di investimento e consiste nella realizzazione di un parco eolico offshore con tecnologia floating nel Mediterraneo composto da 190 turbine galleggianti, per una potenza installata di circa 2,8 GW ed una produzione annua stimata di 9 TWh/anno: Medwind consentirà di generare energia elettrica verde pari al fabbisogno di 3,4 milioni di famiglie e di ridurre le emissioni di CO2 per circa 2,7 milioni di tonnellate/anno.

L'impianto sarà realizzato in tre sezioni da circa 1 Gw ciascuna tra il 2024 ed il 2030 con un tempo di costruzione di due anni per ogni sezione. Secondo Renexia, dei 9 miliardi di investimento previsti circa 6,5 miliardi e 141 milioni di costi operativi annui ricadranno sul territorio italiano: in particolare 3,4 miliardi di investimento e 91 milioni di costi di operativi annui interesseranno direttamente il territorio siciliano. A queste somme si aggiungono circa 150 milioni annui per 25 anni che è il periodo di esercizio dell'impianto, come costi di gestione e manutenzione del parco.Il progetto Medwind, spiegano da Renexia, è in grado di generare un aumento di occupazione in Italia pari a circa 17.500 posti di lavoro a tempo pieno durante i sei anni previsti per la costruzione delle tre sezioni, e di circa 1.500 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno per i 25 anni di gestione del parco. In Sicilia si avrà un aumento di occupazione pari a circa 6.600 posti di lavoro a tempo pieno durante i sei anni di costruzione dell'impianto, e di circa 800 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno per i 25 anni di gestione del parco. 
«La vera sfida per noi è come far durare questi posti di lavoro, per la costruzione delle fondazioni che è la parte più importante, anche dopo la fine, nel tempo e non mille posti per cinque anni: la nostra esperienza americana ci ha insegnato che se si è i primi a utilizzare una nuova tecnologia si ha poi la possibilità di poterla utilizzare nel tempo – dice il direttore generale di Renexia – . Ecco questo è quello che noi vogliamo creare in Sicilia: noi vogliamo creare nell'isola una filiera dell’eolico offshore galleggiante e riteniamo che vi siano le condizioni». In questa direzione nella seconda decade di maggio sarà presentata una piattaforma programmatica e certamente avranno un ruolo i partner industriali con cui Renexia ha sottoscritto accordi per la costruzione del parco. «Abbiamo proposto di poter fare un accordo programmatico che parte da tre punti: legalità, formazione, tra 18 24 mesi cominceremo a costruire questo parco, il terzo punto: il mondo del lavoro– dice Toto –. Ci vogliamo impegnare che vengano utilizzati i contratti nazionali e venga stabilito un salario minimo. Noi vogliamo rimanere in Sicilia non per i 25 anni del parco ma anche dopo. Costruire la filiera che riguarderà le fondazioni, un giorno anche le turbine che potranno essere assemblate in Sicilia e poi c’è tutta la parte di manutenzione del parco dove servirà manodopera specializzata che potrà lavorare anche per terzi». 
Altro punto è quello che Renexia definisce economicità dell’opera. «Abbiamo lavorato tanto con Terna e abbiamo avuto un contratto di connessione che ci consente di collegare il parco in Sicilia. Significa che l'energia rimarrà in Sicilia e ciò avrà un impatto sulle bollette dei siciliani: dal momento in cui potremo produrre energia la Sicilia arriverà non sarà più importatrice di energia. Abbiamo stimato che il risparmio sulle bollette sarà di circa 100 milioni di euro l'anno. Stime che risalgono a prima della guerra in Ucraina mentre oggi la cifra è sicuramente più alta». Si certo prima di dare un mio giudizio aula questione, c'è da esplicitare che i Parchi eolici in mare. Tesi a confronto. Per il presidente regionale di  Legambiente, Giuseppe Alfieri produrranno  migliaia di posti di lavoro. Hanno una maggior produzione e un minore impatto paesaggistico e porteranno benefici all’ambiente e alla pesca. “Gli impianti in mare devono passare dalla conciliazione col mondo della pesca e il processo deve avvenire nel rispetto delle attività produttrice che ci sono nel territorio. Mai pescatori al largo di Mazara sono allarmati dai due mega impianti progettati attorno al Canale di Sicilia. Temono il crollo dell’economia legata alla pesca in prossimità del parco eolico. Il dibattito è aperto. Le tesi pro e contro oggetto di dibattiti.

I colossi dell’energia puntano sull’eolico nel mare siciliano. Sono tre i progetti off shore per la Sicilia che riguardano il mare al largo delle isole Egadi, un’area nel Canale di Sicilia di fronte a Mazara e un’altra a sud nelle coste di Pozzallo. Il più importante è quello in fase di progettazione oltre Favignana, Levanzo e Marettimo: qui è in programma la costruzione del parco eolico off shore più grande del mondo con 190 pale eoliche galleggianti e una potenza di duemila 793 megawatt proposto da Renexia. Quasi tre volte più grande di quello proposto invece al largo di Mazara. Qui la Mazar Wibdi vorrebbe installare 74 pale eoliche per produrre una potenza di mille e cento megawatt.

Il piano è quello di sfruttare le zone ventose al largo della Sicilia. La vicenda è finita in commissione ambiente all’Assemblea regionale dove non è possibile approvare risoluzioni essendo la competenza statale. E sono vari i dubbi legati allo smaltimento degli impianti non ancora costruiti. E quali saranno i ritorni in termini di benefici economici  per le are costiere dei Comuni interessati agli impianti? Gli interrogativi sono tanti per una materia molto delicata dove debbono coincidere tutele ambientali e interessi degli operatori della pesca e non solo.

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