Abruzzo-Sardegna analisi del voto

 Tre considerazioni a caldo post-voto in

hashtagSardegna

Premessa: qualche tempo fa, cinque anni per la precisione, mi domandavo in un articolo cosa fosse una vittoria, cosa intendiamo con questo termine e, da quanto leggo oggi, continuo ad avere dubbi sull'uso di questa parola.

1. La hashtagTodde vince, lo fa per svariati motivi ma anche perché il suo avversario non riesce a trionfare, prima di tutto, nella sua città.
hashtagTruzzu non è hashtagSolinas, il cdx nonostante lo scandalo pre-elettorale dell'ex-governatore, nonostante gli schiamazzi nazionali, il braccio di ferro con la hashtagLega e tutti i problemi del governare il Paese ottiene un ottimo risultato e, per poco, in una Regione mal governata (nei numeri, non nelle opinioni), rischia di vincere ancora.

2. La hashtagSchlein oggi viene portata sul palmo di una mano, giusto.
La sua alleanza e il suo lasciapassare a una donna preparata, ancorché di un altro schieramento politico, meritano il plauso.
La memoria corta degli italiani e delle italiane dimentica però che lo stesso esperimento fu tentato anche in hashtagMolise (sconfitta), hashtagFriuli (sconfitta) e in hashtagLombardia candidando però questa volta il "proprio" Majorino (sconfitta).
Insomma, l'alleanza s'ha da fare, la segretaria ha lavorato solo in questa direzione e non c'è alternativa, ma non è detto che sia la soluzione.

3. Con un voto del genere governare sarà un incubo per la Todde: la maggioranza è risicata e Soru per poco non riesce a entrare in Consiglio regionale (-1,3% all'obiettivo, +57k voti 1/6 dei voti della Todde).
Belle le parole di Truzzu (tutte da verificare) riguardo la disponibilità a collaborare: la Sardegna merita un rilancio totale, per ora la bandierina è stata issata, forse sarebbe stato meglio allargare prima provando ad aumentare lo scarto. Peccato.

Cinque considerazioni post-voto in hashtag
#
Abruzzo

1. Quarta sconfitta di Conte-Schlein, settima sconfitta per il duo PD-5s con i secondi che, fuori dalla circoscrizione "sud e isole", raccolgono le briciole (7%), tampinati da Azione (4%) e un misero terzo dei voti (quasi) del Partito Democratico.
Che sia la volta giusta per mettere sul tavolo proposte, programmi, idee comuni e abbandonare l'idea della semplice somma algebrica priva di tutto il resto?

2. Forza Italia senza Berlusconi è più credibile: oramai a un passo dalla Lega nel nazionale (0,6 punti percentuale di distacco), doppiata nella regione in esame, Tajani e soci veleggiano verso ruoli sempre più importanti e decisivi: d'altronde in una destra sempre più destra, chi non vuole scegliere la soluzione estrema ha un'ottima alternativa, ancora più credibile e istituzionale con il suo leader, in grado di mitigare la radicalità (apparente) dei Fratelli d'Italia

3. La partita giocata sul filo di lana era tutta solo sui giornali, non nel Paese reale. D'altronde anche in Sardegna il "centrosinistra" ha vinto per un soffio, in una regione -come già detto- mal governata e con un candidato poco credibile. La sfida in Abruzzo non è stata mai veramente in campo: poche proposte, candidato poco visibile, troppa timidezza del "campo larghissimo". Meno quotidiani e più analisti, o più analisti in più quotidiani.

4. La Lega è allo sbaraglio: la trasformazione comunicativa del leader, il Salvini più ecumenico, meno tracotante, istituzionale, di prospettiva non funziona, non è credibile. Questa nuova idea della Lega, meno di territorio e più di palazzo ha bisogno di rappresentati credibili, Zaia e Fedriga su tutti. Salvini ha costruito il proprio personaggio tra le persone, nelle sagre, tra le birre e le salsicce e con quella narrazione è arrivato a percentuali bulgare, se vuole restare leader non basta "tenere" bisogna "osare": la Meloni affonderà il colpo per un centrodestra più forte o terrà vivo un vice-premier debole e, quindi, succube?

5. Azione e IV non corrono, né sfondano. La loro credibilità e affidabilità è sostenuta solo dai fedelissimi che non bastano per sognare incarichi di Governo o ruoli da protagonista negli anni a venire: Calenda e Renzi possono impegnarsi molto di più e non mirare a essere solo l'odiatissimo ago della bilancia, c'è tempo per costruire ma bisogna partire domattina, senza aspirazioni per un centro che non c'è e, forse, in un mondo sempre più polarizzato, mai esisterà.

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